Il percorso artistico a 360° di Federica Morais Non è la RAI Special edition 25 years later

Federica Morais Non è la Rai – Sono passati esattamente 25 anni da quando Gianni Boncompagni mise la parola FINE a Non è la Rai, trasmissione che segnò un’intera generazione. Quella degli anni ’90. Più volte Boncompagni si trovò a rispondere a quanti la definivano trash il suo programma televisivo, un appellativo oggi che va per la maggiore, all’epoca ancora nuovo. Ma se pensiamo alla leggerezza, al colore, alla spensieratezza di una generazione senza Iphone e social network ma solo con tanti giochi e tante canzoni, possiamo davvero definirla trash?

E come sarebbe stata invece la generazione di oggi al ritmo di Please don’t go?  Di questo e di tanto altro ancora ne parleremo a partire da oggi con le vere protagoniste dell’epoca: le ragazze di Non è la Rai.

Federica Morais , Non è la RAI, oggi è una scenografa

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Federica Morais

Ogni settimana pubblicheremo un’intervista alle beniamine di ieri che ancora oggi rimangono un punto fermo nei dolci ricordi di un’infanzia limpida e scatenata.  Oggi parliamo di Federica Morais di Non è la Rai

Il terzo anno di Non è la Rai sancì definitivamente il successo delle prime due edizioni del programma. Lo share raggiunse il 14% (ricordiamo che la fascia oraria era 14:15 – 16) e le tariffe pubblicitarie richieste triplicarono. Era l’edizione ricca di giochi, fra cui il divertente gioco delle secchiate, dei talk show con Sabrina Impacciatore e delle imitazioni di Lucia Ocone.

Era anche l’edizione di un cambio generazionale che andava avviandosi. Alle icone più grandi delle due precedenti edizioni iniziarono ad affiancarsi tanti volti nuovi, freschi, sbarazzini, sempre acqua e sapone secondo il mood nonelariano. Federica Morais era una di queste. Volto carismastico ed estremamente telegenico, lunghi capelli castani, Federica nonostante non ebbe modo di esibirsi come solista rimane ancora uno dei volti nuovi più apprezzati e amati di quella edizione.

Rimasta nel cuore per la sua compostezza (caratteristica di cui solo poche potevano vantarsi), Federica Morais dopo la trasmissione ha continuato gli studi nel ballo, nel canto e nella recitazione. Lavora come ballerina per Geri Halliwell e Gino Landi. E’ una delle dieci Gang girls di Gangs of New York: esperienza che la terrà impegnata sul set per 7 mesi accanto a un mostro sacro come Martin Scorsese.

Il suo è un percorso artistico a 360°: teatro, cinema, fiction, pubblicità, moda. E non solo, è sua la voce di numerosi jingle televisivi. L’amore per l’arte la conducono poi verso la pittura, il disegno e la scenografia, collaborando per il teatro Vascello, Warner Bros, Levi’s e per l’artista contemporaneo Luan Scaringella.

“UN PROGRAMMA PRIVO DI CONTENUTI, NON VOGLIO LANCIARE NESSUN MESSAGGIO. DICONO CHE PROPONGO “UN INSOPPORTABILE CLIMA DA GITA SCOLASTICA IN TORPEDONE”. E ALLORA? COSA C’È DI MALE? SONO D’ACCORDO, SOLO CHE TOGLIEREI IL TERMINE INSOPPORTABILE. E POI ABOLIREI LA PAROLA VOLGARE, PERCHÉ IO PRETENDO DA TUTTI I MIEI COLLABORATORI DELLE INQUADRATURE CASTISSIME

Gianni Boncompagni

Federica Morais: “Mi ha insegnato molto sulla vita, sul coraggio e sulle dinamiche del lavoro”

Chi era Federica Morais 25 anni fa, chi è oggi?

“Era una ragazzina al primo anno di liceo, piena di entusiasmo e allegria, ma anche molto timida. Solo grazie alla curiosità partecipai al provino. La voglia di conoscere e di sapere mi diedero un certo controllo sulle mie insicurezze. Trovo che in parte, Non è la Rai sia stata una buona scuola”.

Mi ha insegnato molto sulla vita, sul coraggio e sulle dinamiche del lavoro. Oggi sono una persona determinata, tenace. Svolgo tre lavori, sono un artist manager, una scenografa e un’insegnante di canto.

Se diamo un’occhiata al passato, qual è il sentimento che maggiormente prevale?

“Non ho rimpianti su nulla, ma ho nostalgia di un paese molto diverso da questo, era un periodo di grande benessere, gli anni ’90 erano anni d’oro, tante occasioni, gli stipendi erano alti e si godeva un po’ tutti di una grande serenità. Mi manca molto quell’Italia”.

C’è qualcosa di te che chi ti seguiva all’epoca che non ha mai conosciuto?

“La voce, ero una ragazzina con una spiccata musicalità, ero intonata e il maestro Ormi e il maestro Magnanensi se ne accorsero subito. Mi hanno incoraggiata e rassicurata, devo molto a loro e alle ragazze della redazione che mi mettevano sempre davanti al microfono durante le registrazioni dei cori. Delle persone davvero meravigliose”.

“Oggi ci sono i talent, a Non è la Rai a volte c’erano le gare di canto e ballo anche se non tutte cantavano con la propria voce”.

Manca alla tv di oggi un programma come Non è la Rai?

Oggi ci sono i talent, a Non è la Rai a volte c’erano le gare di canto e ballo anche se non tutte cantavano con la propria voce. E poi ci sono i social, che permettono di farsi conoscere. Forse a mio parere manca una trasmissione con così tante donne protagoniste. Trovo sia un meccanismo di successo assicurato”.

Non è la Rai è stato tanto amato ma non sono mancate le critiche anche dei genitori che proibivano la trasmissione ai figli. Se accendiamo la tv oggi, possiamo affermare che si stava meglio quando si stava peggio?

“A distanza di anni, comprendo le critiche e quei genitori che non approvavano la trasmissione, anche se a volte esageravano. Anche mio padre e mia madre avevano dei dubbi sulla mia partecipazione al programma. Mi proibirono di dare del tu a chiunque non fosse mio coetaneo”.

“Dopotutto veniva data visibilità anche a chi non possedeva alcun talento, ma era anche quella la novità e la sua genialità, che poco dopo ha sdoganato programmi come il Grande Fratello, composto appunto da persone “comuni”. Trovo che sia peggio oggi di allora, se navighiamo su internet, nonostante la sua grande funzionalità, c’è di tutto e di più”.

Come sarebbe stato Non è la Rai ai tempi dei social network? Credi avrebbe mantenuto la sua naturalezza?

“Sarebbe stato ancora più potente, avrebbe avuto maggior successo e ci avrebbe fatto conoscere a tutto il mondo. Sulla naturalezza francamente non saprei, l’unica naturalezza che ricordo era quella di essere quasi struccate”.

Onestamente, pesa a distanza di tanti anni essere ancora la ragazza di…

“Pesare no, è stata un’esperienza pazzesca, gigantesca. Ho conosciuto Fiorello, i Take That, poi c’era Luciano de Crescenzo che mi dava ripetizioni di storia nei dieci minuti che aspettavo mio padre all’uscita”.

“Piuttosto rimango divertita e sorpresa, che nonostante abbia lavorato tanto, anche con Martin Scorsese o cantato e recitato al teatro Olimpico di Roma, alcuni dicano ancora, “vedi quella? Ha fatto Non è la Rai!”

“Non sono dell’opinione che noi avevamo poco, c’era già una forte ossessione all’immagine…”

Oggi va di moda l’hasthag #machenesannoi2000: cosa manca ai giovani di oggi rispetto a quello che abbiamo avuto noi adolescenti di ieri?

“I giovani sono sempre gli stessi, sono uguali a quelli che eravamo noi, ci sono valori, pregi e difetti, o menefreghismo e superficialità proprio come allora. Forse oggi manca un tantino di dialogo e confronto faccia a faccia”.

“Prima quando eravamo tutti insieme non avevamo lo smartphone in mano e parlavamo tra di noi e basta. Questo credo che li renda un po’ più annoiati e impazienti, di quanto comunque lo eravamo già noi. Ma dovranno comunque farci i conti per diventare grandi”.

I figli di ieri: una generazione che era felice con il poco che aveva. Oggi si ha tutto e si è sempre scontenti. Cosa ne pensi?

“Non sono dell’opinione che noi avevamo poco, c’era già una forte ossessione all’immagine, al capo firmato, avevamo il motorino, i videogiochi, le video cassette, il walkman. Ed eravamo già molto criticati sull’avere tutto ed essere scontenti. Quelli di oggi dovranno tirar fuori il proprio carattere al di là del telefonino, dei social e dell’aiuto dei tanti tutorial”.

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