Ha esordito con il primo romanzo dal titolo “Il fondo dello spettacolo” Davide Colavini, attore, autore, direttore artistico, cabarettista e regista residente in Brianza che ha all’attivo un vasto curriculum. Colavini, infatti, ha preso parte a Zelig Off, Mai dire Grande Fratello, Don Luca c’è, Gomorra, Love Bugs ed è direttore artistico del Piccolo Teatro pratico di Como e insegna recitazione all’Istituto Cinematografico M. Antonioni di Busto Arsizio. Ma l’inesauribile vena artistica dell’autore sembra non fermarsi qui e ha da poco presentato a Milano, presso la “Libreria dello Spettacolo” il suo romanzo d’esordio ed è proprio in questa occasione che abbiamo avuto il piacere di conoscerlo meglio attraverso questa intervista in esclusiva per i lettori di Gente Vip.

Davide Colavini libro
Davide Colavini intervista esclusiva a Gente Vip

Il mondo dello spettacolo spesso richiede sacrifici iniziali non indifferenti. Come nasce la tua gavetta?
La mia predisposizione alla recitazione si è trasformata in talento e capacità dopo un lungo percorso d’apprendimento fatto di scuole di teatro, laboratori comici, stage e seminari con attori maestri, ma tutto ciò è stata solo formazione iniziale, il vero percorso artistico, quello che porta poi alla consapevolezza della propria professionalità, è stato facendo spettacoli e innumerevoli serate, in giro per l’Italia. Quella è stata l’esperienza, e la gavetta, che mi ha insegnato maggiormente a gestire il palco e la mia professione.

Davide Colavini è attore, autore, direttore artistico e regista. Qual è il maggior difetto e il miglior pregio di questo straordinario ed eclettico personaggio?
Il pregio principale è che, dopo 22 anni di attività nel mondo dell spettacolo, riesco ancora ad entusiasmarmi a progetti interessanti, quasi fossi ancora agli esordi. Ovviamente negli anni ho imparato a discernere e valutare attentamente i lavori e le proposte. Ma se un progetto mi cattura sono il primo fan, mi carico come una molla e do il massimo.
Il peggior difetto, a parte una certa testardaggine (che a volte da difetto si trasforma in pregio, in base alle situazioni) è sempre legato all’entusiamo. Certe scelte della mia vita artistica sono state sbagliate o errate, errori di valutazione o d’esperienza, anche in quel caso la volontà di fare, da parte mia, era enorme, fino alla fine. In certi casi avrei dovuto andarmene prima. Credo che, seppur errori, mi siano serviti come bagaglio esperienziale di vita.

Hai partecipato a Zelig Off, Mai dire grande Fratello, Don Luca c’è, Gomorra e Love Bugs. Quale esperienza ricordi con maggiore trasporto?
L’atmosfera magica durante le riprese de La famiglia Bernardoni, di cui ero co-autore e protagonista per Mai dire Grande Fratello. Eravamo una squadra di amici… io, Terry Schiavo, Paola Passarello e tanti altri. Zelig tra laboratori, apprendistato e puntate Off è stato più presente e più lungo nella mia vita artistica, ma è stato anche pesante, stressante, formativo, ma anche distruttivo per tensioni e altro. Tra le esperienze più belle ricordo anche i film girati, in particolare, aver potuto lavorare con Alessandro D’Alatri. Esperienza fantastica.

Come è nata l’idea di trasferire su carta il mondo artistico che tanto ti rappresenta?
Perché il romanzo IL FONDO DELLO SPETTACOLO rappresenta aspirazioni, determinazione, delusioni e tanto altro che ogni artista, nel suo settore vive. Era doveroso raccontare, per me, il cambiamento del mondo del cabaret negli anni novanta. Dalle cantine milanesi alla grande TV in brevissimo tempo.

“Il fondo dello spettacolo” è il tuo romanzo d’esordio e narra di un cabarettista malato di protagonismo. Quanto c’è di autobiografico?
Di autobiografico, nel mio romanzo, vi sono le relazioni con gli impresari, le atmosfere, seppur romanzate, delle serate di cabaret, le prime tensioni a salire sul palco, ma anche le soddisfazioni, le delusioni. Diversi aneddoti sono successi veramente.

Che risposta ha avuto sul pubblico il tuo romanzo d’esordio?
Il romanzo sta andando molto bene, come distribuzione e come gradimento. Il pubblico che lo ha letto me lo ha recensito personalmente, non solo amici e colleghi, scrivendomi sui social, cercandomi, chiedendomi l’amicizia per potermi dire che gli è piaciuto, che lo hanno letto tutto d’un fiato (una delle caratteristiche che riconoscono a questo romanzo). Dopo Milano saranno organizzate altre presentazioni in giro per l’Italia, a luglio saremo a Firenze, a settembre a Roma, ecc.

Essendo regista, cabarettista, autore e molto altro. Con quale di queste forme d’arte ti senti maggiormente e a tuo agio e perché?
Sono tre facce di una stessa persona, sto bene quando recito, ma mi piace molto anche il lavoro autorale. Il cabaret è anche il mio primo amore e mi aiuta a trovare equilibrio in una società sempre troppo seria.

Cambiando argomento. Che rapporto hai con il sentimento dell’amore?
L’amore è un argomento serio per me. Tanto da non coinvolgerlo nei miei monologhi. Amo quello che la persona che è al mio fianco mi da. Spero sempre di essere all’altezza nel ricambiare a lei… se non lo sono, spero di esserlo. Siamo comunque importanti. Ho un figlio Federico Pietro poi che mi adora e che amo con tutto me stesso.

In quali progetti futuri ti vedremo coinvolto?
Sto girando con l’ultima fatica teatrale PEZZI! Uno spettacolo di narrazione prodotto e distribuito da Piccolo Teatro Pratico. Da luglio girero l’Italia fino al 2016 per una produzione scritta per un grosso gruppo bancario legata alle eccellenze italiane. A settembre sarò impegnato in un importante progetto di cui, per scaramanzia, non posso dir nulla.

Credito foto: New Celebrity di Rossana e Alessia

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