Sarebbe stato molto strano se Luciano Ligabue, sempre così lucido, aperto al dialogo e pacato, non avesse risposto alle accuse degli animalisti di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa. Un vero e proprio putiferio per tutta Correggio, a cui il rocker emiliano ha deciso di mettere la parole fine con grande schiettezza e sincerità, caratteristiche che da sempre lo contraddistinguono mostrando che fare rock non vuol dire per forza fregarsene del mondo, darsi delle arie e fare tante confusione.

Ligabue risponde agli animalisti: "Ho indossato quel pellicciotto per gioco"
Ligabue si difende dalle accuse degli animalisti

Ligabue sceglie Facebook per parlare ai suoi fan e agli animalisti, spiegando non solo il suo dissenso verso le pellicce, che trova di cattivo gusto ma svelando anche come e perché sia nato il video di “Siamo chi siamo” e perché ci sia quell’immagine di lui che appunto indossa un pellicciotto.

“Più di tre mesi fa abbiamo deciso di girare un video sulla canzone “Siamo chi siamo”. Volevamo un filmato leggero, che fosse capace di strappare un sorriso e allora ho deciso di mettermi in gioco chiedendo alla costumista di trovare gli abbigliamenti più balordi e assurdi che avrebbe potuto. E così per la prima volta in vita mia ho indossato boa di struzzo, salopette, giacche fluorescenti, cappelli, occhiali colorati anni sessanta, e per l’appunto, un pellicciotto. L’unico capo già indossato, a ricordare la mia tamarraggine primi anni ’90, era un gilet tailandese. Il risultato “volutamente buffo”. Il video è piaciuto a tantissimi. Soprattutto perché, conoscendomi, ognuno ha capito la giocosità di quella situazione“.

Queste le parole di Luciano Liguabue, quelle più secche, chiare e dirette a chi lo ha accusato persino di avere contratti con chissà quali stilisti: dietro il video del singolo quindi non c’era che un’esigenza espressiva, e anzi ha aggiunto scherzando il cantante, che probabilmente molti decideranno proprio di non sposare questo cattivo gusto vedendo quanto sia ridicolo conciarsi così.

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