Ha alle spalle una lunga e costruttiva formazione di recitazione, studio di movimento, della voce e di canto. Beatrice Aiello ha intrapreso certamente  la via più lunga per fare l’attrice, ma sicuramente la migliore. Grazie a questa costruttiva gavetta, è stata scelta dal 2008 per il cinema per interpretare significativi ruoli in  “Dobbiamo rubare la ricotta“, “Single club” e “I mostri oggi“. Molti i suoi impegni in televisione, basta ricordare “Provaci prof 5“, “Rex 5” e “Che Dio ci aiuti“. La soap che l’ha resa celebre rimane “Centovetrine“, che l’ha vista protagonista con il personaggio dell’enigmatica Penelope. Uno dei suoi grandi amori è il teatro, per il quale ha portato in scena opere come “La metamorfosi“, “Rivolta femminile“, “Mouline Rouge“, “Fuga di mezzanotte” e  “La strana coppia“;  non si è fatta mancare anche il suo intervento come inviata per Mymovies in occasione della 67° Mostra del cinema di Venezia. Ora è impegnata nel montaggio di “Sabbie nere“, un cortometraggio che racconta il delicato problema dell’alienazione genitoriale. Beatrice sta lavorando al fianco di  Cristina Moglia, Marius Bizau e Riccardo Zinna.

Beatrice Aiello intervista esclusiva a Gente Vip
Beatrice Aiello

Beatrice Aiello: “Ognuno deve trovare la sua bellezza e l’amore verso se stesso”

Stai partecipato alla realizzazione del cortometraggio “Sabbie nere”, diretto da Isidoro Ventura P. Come stai vivendo questa avventura?

Beatrice Aiello intervista
Beatrice Aiello intervista

Ho aderito al progetto di Mariangela Campus con grande entusiasmo da subito. Questa donna ha deciso di trasformare la sua personale sofferenza per il difficile rapporto con la figlia, dovuto alla triangolazione che la piccola ha subito, in un atto creativo coraggioso e che mira a far conoscere la specificità della sindrome da alienazione genitoriale. Sono felice di sostenere questo importante intento attraverso la sceneggiatura e la regia di Isidoro Ventura, che ha il merito di accendere una luce con stile e senza retorica. E’ bello trovare un set con una troupe impeccabile e attori che sentono la forza del gruppo e della causa, ovvero i protagonisti Cristina Moglia, Marius Bizau e Riccardo Zinna.

Hai qualcosa in comune con il personaggio che interpreti?

Io interpreto la fidanzata di un padre che manipola sua figlia, ma non me ne rendo conto, con me è attento e brillante. E’ un personaggio che compare solo in alcune scene, ma la sua presenza evidenzia come i mistificatori, che pure fanno male psicologicamente alla propria famiglia, non sono dei “mostri”, non esistono i cattivi da fumetto, ma persone con delle scissioni profonde. In comune con questo personaggio ho il fatto che quando mi innamoro mi lancio e credo a tutto, il passato non conta.

Questo progetto racconta il difficile rapporto fra due genitori che inevitabilmente si ripercuote sui figli; anche se sei molto giovane, tra i tuoi progetti c’è anche quello di diventare mamma?

Sì è sicuramente un mio desiderio, ma ancora lontano dal realizzarsi.

Con quale aneddoto racconteresti l’inizio della tua avventura artistica?

Uno dei primi testi su cui ho lavorato è stato Amleto e ricordo la sensazione magica di “vedere” trasformata una piccola sala prove in una reggia antica. All’inizio i lavori sui sensi e la memoria emotiva sono sconvolgenti. Facemmo un’improvvisazione sui funerali del padre di Amleto. Avevo 16 anni, la mattina dopo a scuola sentii di avere un segreto bellissimo, il mondo creativo che avevo deciso di esplorare.

Sei stata da poco presente all’importante evento “The children for peace Onlus”; pensi che il mondo dello spettacolo possa essere realmente vicino alla beneficenza?

Sì più esempi positivi noti ci sono, meglio è. Ovviamente la generosità non dev’essere di facciata, un testimonial valido dimostra di più con la sua vita che con le campagne pubblicitarie.

Che rapporto hai con la bellezza e con la moda?

Esiste una bellezza assoluta, uno stato di grazia tutto da ammirare ma distante, e poi c’è la bellezza che nasce dal fascino, quando i tratti di una persona ne rivelano l’essenza, la luminosità. Questa bellezza si trasforma in base a come viviamo, per questo paragonarsi agli altri è sbagliato. Ognuno deve trovare la sua bellezza e l’amore verso se stesso. Per lo stesso motivo non mi piace rincorrere la stagionalità della moda, ma vedere come i vestiti comunicano, attraverso il colore, il tessuto, lo stile, come ci sentiamo o come vogliamo essere. La moda può essere uno strumento per portare bellezza, ma anche una gabbia superficiale quando le persone se ne fanno dominare, specialmente le donne che giudicano il proprio corpo e soffrono. A volte gli standard proposti sono impossibili e non ha senso rincorrerli. Sarebbe un peccato costringere un fisico come Marylin Monroe in un jeans aderentissimo. Negli ultimi anni ho scoperto la moda attraverso esigenze di lavoro. Spesso un personaggio parte da un costume per esempio. Ho scoperto il piacere di creare il mio look con cura. Mia mamma ha molto gusto, bel vantaggio. Mi affascinano i grandi creativi e gli artigiani della moda. Mixo pezzi di tutti i tipi, dal mercatino a capi importanti, tengo d’occhio i giovani stilisti.

Come ti sei trovava nei panni di Penelope nella tanto seguita soap Centovetrine?

Ho amato questo personaggio fragile e preda delle passioni. Sono riuscita a fare breccia nel corso della serie nel cuore di chi prima lo criticava, ne sono molto contenta.

Che rapporto hai con i social?

Seguo solo facebook, lo guardo tutti i giorni per eventi e messaggi ma non pubblico molte cose private. Già questo mi assorbe tempo, non oso pensare se cedessi anche ad altri social come mi invitano a fare i miei amici… chissà quanto resisterò.

Insieme all’attrice Cristina Moglia hai ammirato i quadri della personale di PierBo, intitolata “Out of here”: sei anche un’amante dell’arte?

Da sempre, vado a tante mostre e studio l’arte contemporanea.

Hai qualche progetto lavorativo tra le mani?

Televisione e teatro, ne parlerò tra poco.

Sei impegnata anche con un laboratorio teatrale e hai portato in scena il poema “The Waste Land”: ti trovi più a tuo agio nel cinema o in teatro?

Difficile dirlo perché amo entrambi con la stessa intensità, ma forse mi sento più a mio agio nel cinema. Nell’ultimo anno però ho fatto esperienze teatrali di lavoro e studio di grandissima soddisfazione.

Sentimentalmente hai qualcuno al tuo fianco in questo momento?

Sì.

Tre difetti e tre pregi di Beatrice…

Difetti: disordine, dispersività, qualche insicurezza. Pregi: tenacia, creatività, affettuosità.

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