Carlo Verdone e Ambra Angiolini al convegno di presentazione del progetto “Crazy for football”, i Mondiali di Calcio dedicati alle persone affette da disturbi mentali che si terranno nel 2018.

Accompagnati dal Ministero della Salute, Vito De Filippo, Carlo Verdone e Ambra Angiolini insieme a Volfango De Biasi, Danila Stalteri e Claudio Toti hanno incontrato i medici psichiatrici e gli allenatori della nazionale. Grazie a questo incontro gli attori hanno avuto modo di conoscere quanto è importante la terapia del gioco per i pazienti affetti da patologie mentali e della lotta ai pregiudizi verso di loro.

Volfango De Biasi, Carlo Verdone e Ambra Angiolini al Crazy for football
Volfango De Biasi, Carlo Verdone e Ambra Angiolini

Il dottor Emanuele Caroppo, dirigente psichiatra dell’UOC SPDC Ospedale Pertini di Roma e Segretario Scientifico del seminario, durante il convegno ha spiegato: “È auspicabile una collaborazione sempre maggiore tra mondo dello sport, della ricerca, dei Servizi di salute mentale, delle Istituzioni e della società civile perché questa è la strada maestra per affrontare il disagio psichico e combattere i pericolosi e sempre presenti pregiudizi”.

Crazy for football: i mondiali di calcio della salute mentale
Convegno di presentazione del progetto “Crazy For Football”

Il progetto di una Nazionale di calcio della salute mentale e l’obiettivo di portare i prossimi mondiali a Roma, hanno avuto un padrino d’eccezione, Carlo Verdone, che ha dichiarato: “Ho sempre grande entusiasmo nell’aderire a queste iniziative perché la disabilità e il disagio psichico sono temi che sento profondamente e che ho trattato anche nei miei film. La notorietà implica il dovere di metterci la faccia e l’impegno a sensibilizzare l’opinione pubblica”.

Della stessa opinione è stata anche Ambra Angiolini“Queste occasioni che vedono coinvolte la società civile e i personaggi pubblici possono dare voce a realtà spesso guardate con enorme diffidenza ed essere una spinta a superare i pregiudizi e le etichette. Anche il teatro è un luogo in cui le persone con queste difficoltà hanno modo di esprimersi liberamente portando se stessi sul palco creando momenti di profonda intimità e bellezza”. 

In occasione del convegno il regista Volfango De Biasi, noto per film come “Un Natale stupefacente” e “Natale col boss”, ha colto l’occasione per presentare il suo nuovo progetto “Crazy For Football”.

Il documentario racconta la storia di due ragazzi che, grazie agli allenamenti condotti dal tecnico Enrico Zanchini e dall’ex pugile Vicenzo Cantatore, sono arrivati a raggiungere la finale di Osaka dei primi campionati del mondo di calcio per persone affette da disturbi mentali.

“Un’esperienza fortissima che ho voluto raccontare a tutti i costi – ha dichiarato Volfango De Biasiperché penso sia importante affiancare e sostenere le battaglie del progresso sociale e da uomo di spettacolo, privilegiato dall’attenzione dei media, ritengo sia un mio dovere impiegare tempo e risorse per dare voce a storie di uomini e donne che lottano ogni giorno per trovare il loro spazio nel mondo. Bisogna smettere di mistificare il ruolo del malato mentale, folle non è sinonimo di criminale. La follia può essere curata, ridotta, compensata, consolata e il primo passo è riconoscere dignità ai nostri figli, genitori e fratelli più fragili. Nessuna vita deve essere vissuta al margine. Facciamoli entrare nei nostri sogni”.

Carlo Verdone e Danila Stalteri Crazy for football
Danila Stalteri e Carlo Verdone

Tra gli ospiti che hanno animato il dibattito anche Danila Stalteri, attrice teatrale che ha deciso di devolvere l’intero incasso alla prosecuzione delle attività della Nazionale di un suo prossimo spettacolo che andrà in scena al Globe Theatre di Roma i primi di Luglio, che ha dichiarato: “Il mio spettacolo rispetta il cliché del teatro come strumento terapeutico. È stato terapeutico per me scrivere e poi mettere in scena le mille criticità della vita d’attore: le insicurezze, le manie, le insicurezze, la tristezza, l’instabilità. Tra le pieghe delle risate di uno spettacolo brillante, si nascondono le fragilità di un volto quando ha perso la sua maschera. Nessuno più di un attore sa cosa significhi avere bisogno di sostegno, soprattutto quando si scende dal palcoscenico e si spengono i riflettori. Per questo, dopo aver conosciuto la realtà di Strade Onlus ho deciso di lavorare insieme ai pazienti, riservando loro lo stesso trattamento che avrei riservato a qualsiasi altro collega. La vera sfida è dimostrare che il disagio mentale è parte integrante del nostro vissuto quotidiano, che non siamo due mondi a parte ma, semplicemente, due facce della stessa medaglia“.

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