Dalle ultime indagini sul corpo di Yara emergono altre importanti rivelazioni: il suo assassino tagliava gli slip mentre la guardava. Le ferite sulla schiena ci sono e sono assai profonde ed estese su tutta la superficie della parte bassa del dorso. Formano una X all’altezza dei reni probabilmente attraversata da altri tagli. Difficile per l’anatomopatologa, la dottoressa Cristina Cattaneo, considerato lo stato del corpo, determinare l’esatto disegno composto dall’assassino di Yara.



Considerato che al ritrovamento, Yara aveva tra le mani dei ciuffi d’erba, il viso era ormai mummificato e ossidato, senza occhi, con la bocca aperta e il cuoio capelluto parzialmente staccato. Inoltre sulla gola della ragazzina c’è un taglio all’altezza della clavicola, così come sui polsi ce ne sono altrettanti profondissimi, e non appena accennati come sostiene la procura. E’ quanto riferisce l’inviato a Brembate di NewsMediaset Enrico Fedocci.
Perché chi ha ucciso Yara ha infierito così sul corpo della tredicenne? È la domanda a cui cercano di rispondere gli investigatori. Quel che è certo è che non si è trattato di un semplice omicidio, tra le altre cose incompatibile nelle modalità con un raptus . Troppa l’attenzione dedicata dall’assassino al corpo della tredicenne. Ma soprattutto, nulla sembra causale: si può parlare di pista satanica? Visto considerato l’accanimento che c’è stato sul corpo della tredicenne, ora si capisce il motivo per cui gli inquirenti non lo possono escludere. Non c’è certezza che dietro ci sia un gruppo organizzato e strutturato ma certamente la matrice rituale spiega meglio cosa potrebbe essere avvenuto quel 26 novembre. Se non si è trattato di adepti di qualche setta, probabilmente il responsabile è qualcuno che scimmiottava queste crudeltà, certamente una persona disturbata.

C’è un altro dilemma legato al corpo di Yara. Il taglio sugli slip non sembra provocato accidentalmente. Le mutandine di Yara sono state tagliate sul lato frontale, mentre la giovane guardava il suo assassino e non sono quindi compatibili con le conseguenze accidentali delle ferite da taglio presenti sulla schiena di Yara. Si tratterebbe di una recisione fatta in un secondo tempo e non mentre venivano inferti altri tagli sul dorso. È ragionevole pensare che chi ha colpito non abbia agito in preda ad un raptus. Pù probabile una volontà malata di mettere in atto il macabro rituale o di umiliare con le sevizie una ragazzina di 13 anni che stava tornando a casa dai suoi genitori e dai suoi fratelli.


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