Caso Pantani: sono passati dieci anni dalla morte del ciclista romagnolo, e adesso la notizia è che la Procura di Rimini ha deciso di riaprire le indagini sulla sua morte, per omicidio. Il 14 febbraio 2004, alle ore 20.30 il Pirata fu trovato morto nella camera D5 del residence Le Rose, e all’epoca le ricerche stabilirono che lo sportivo romagnolo fosse morto suicida. Gli appassionati del ciclismo, amici e parenti, però, non hanno mai creduto alla versione stabilita dalle sentenze; ed ecco che oggi ricominciano le indagini per dimostrare che nella stanza d’albergo qualcuno ha ucciso il corridore di Cesenatico.

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Pantani riaperte le indagini, ucciso per non farlo parlare

Da sempre la madre, Tonina ha creduto in una sola verità: “Sulla morte di Marco ho ancora tanti dubbi che vorrei fossero chiariti. Ho letto i faldoni del Tribunale e ci sono scritte cose non vere, Marco non era solo nel residence. Ha chiamato i carabinieri, parlando di persone che gli davano fastidio, e dopo un’ora è stato trovato morto. Nella sua stanza sono stati trovati alcuni giubbotti che aveva lasciato a Milano, dal momento che, quando era arrivato in quell’albergo, non aveva bagaglio. Chiedo la riapertura del processo perché voglio spiegazioni, ricevere risposte. Secondo me Marco aveva pestato i piedi a qualcuno, perché lui quello che pensava diceva: diceva che il doping esiste”, sosteneva in un’intervista passata.

La sera di San Valentino del 2004, Pantani è morto e ancora oggi ci sono tanti dubbi (le ferite sul corpo, l’eccessiva quantità di cocaina ingerita, per esempio) e nonostante il vincitore di Giro d’Italia e Tour nel 1998 non tornerà più, come affermava la madre. La cosa fondamentale è conoscere la verità, e la notizia è che dopo tanti anni, forse, i genitori del campione italiano di ciclismo potranno sapere che cosa è successo veramente. “Sedici anni fa, 2 agosto Marco vinceva il Tour e quest’anno, a 10 anni della sua morte, mentre Cesenatico festeggiava la sua notte gialla non più dedicata a lui vi dò una notizia. A tutti i tifosi e a quelli che hanno creduto e voluto bene al mio Marco, il caso è aperto per omicidio”, è stata proprio la signora Tonina a dare la notizia su Facebook.
Gli inquirenti, perciò, cercheranno di capire chi ha picchiato e costretto il ciclista a bere la cocaina, e soprattutto a capire perché ucciderlo, forse sapeva qualcosa? Forse voleva denunciare qualcuno? Tutte domande che alla fine avranno una spiegazione, e che non ritorneranno alla famiglia il proprio figlio, ma che chiuderanno una ferita mai rimarginata.
Adesso l’importante è che sia fatta giustizia per restituire la dignità al nome di un grande sportivo, tanto amato in Italia e all’estero, per le sue grandi capacità nel ciclismo; in fondo la maglia gialla che oggi è di Vincenzo Nibali, un tempo è stata indossata da un altro italiano che oggi è ricordato per altro e non per la gloria data all’Italia.

 

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