Il mondo del calcio è in lutto per la scomparsa di Vujadin Boskov, storico allenatore della Sampdoria che portò alla vittoria dello scudetto nel 1991. I blucerchiati infatti vinsero il Campionato Italiano proprio 23 anni fa grazie alla combinazione magica della grandezza di Boskov e dei giocatori Vialli e Mancini. L’allenatore è morto in Serbia a 82 anni. Il tecnico iniziò la sua carriera come calciatore prima in Serbia, poi in Italia (proprio alla Sampdoria) ed infine in Svizzera negli Young Boys. È però dalla panchina che Boskov diede il meglio di sé. La carriera come mister cominciò proprio nella squadra elvetica che lo vide come giocatore, per poi continuare in Spagna, dove fece conquistare uno scudetto al Real Madrid ed una finale di Champions nel 1981.

Lutto nel mondo del calcio,  scompare Vujadin Broskov che portò lo scudetto alla Sampdoria
Vujadin Boskov, ex allenatore della Sampdoria è’ morto in Serbia a 82 anni

Quando Broskov giunse in Italia la sua fu una carriera costellata di vittorie. Dapprima allenò la squadra dell’Ascoli nell’83 che riportò immediatamente in Serie A, per poi passare alla Samp nel 1986. Da quell’anno la squadra Genovese è stata protagonista del suo periodo d’oro: uno scudetto nel 1991, due Coppa Italia, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Italiana. Anche con i blucerchiati Bruskov tentò l’impresa della Coppa Campioni, vinta però dal Barcellona durante una storica finale a Wembley nel 1989. La carriera dell’allenatore è continuata sulla panchina della Roma, del Napoli, della Sampdoria per una seconda volta, del Perugia ed infine della nazionale jugoslava. Vujadin Boskov è ricordato anche per la sua saggezza nelle sue frasi celebri: “È rigore quando arbitro fischia”,  “L’allenatore deve essere al tempo stesso maestro, amico e poliziotto”, “Pallone entra quando Dio vuole”.  Unanime è il cordoglio nel mondo del calcio, dove Bruskov è ricordato da tutti come un grande, un padre ed un maestro. La Sampadoria lo ricorda sulla sua pagina Twitter con la frase «Vogliamo ricordarti così. Ciao, grande ‘Vuja’. Unico e inimitabile» e l’immagine dell’allenatore con lo scudetto del 1991.

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