Irina Lucidi, la mamma delle due gemelline rapite dal padre Matthias Schepp e scomparse il 31 gennaio, non si rassegna. “Non mollo perché voglio ritrovarle e ritrovarle è il compito, il dovere e il mestiere della polizia”, dice la donna. “Anche se i giorni passano ed è sempre più difficile mantenere la speranza, qualcosa mi dice che sono ancora vive”.



La motivazione fondamentale che ha spinto Matthias Schepp al suicidio pare sia stata l’impossibilità di vivere con la moglie e le figlie come avrebbe voluto. Il rapporto con la compagna, infatti, pare si fosse deteriorato. Inoltre c’erano anche gelosie e invidie legate all’ambito lavorativo. Schepp e la moglie, Irina Lucidi, lavoravano entrambi per la multinazionale Philip Morris. Lui come ingegnere e lei come avvocato. Pare che lei avesse un ruolo di spicco, fatto questo che pare abbia acceso la gelosia in Matthias.
Cosa ne ha fatto delle sue figlie però non si riesce a venirne a capo e rimane ancora un mistero.
La madre delle due bimbe dice di essere consapevole che un’inchiesta ”non può prolungarsi all’infinito, ma semmai dovessimo decidere di chiuderla sarà esclusivamente quando saremo convinti di aver fatto tutto il possibile per ritrovarle”.


“Il fatto di aver messo sullo stesso piano il costo delle ricerche e la vita di Alessia e Livia mi ha ferito profondamente”, afferma Irina Lucidi. Commentando quanto detto dal procuratore svizzero del Canton Vaud, sottolinea di temere che “queste dichiarazioni siano mirate a prepararci ad una imminente chiusura dell’inchiesta”.
“Che il procuratore spinga sull’ipotesi dell’assassinio – scrive Irina – è ugualmente sconvolgente nella misura in cui tale ipotesi, così come altre, non è sostenuta da alcun elemento di indagine”.


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