Covid emergenza:Madre scompare inghiottita nella palude Covid in uno, due, tre ospedali, poi muore e viene sepolta al posto di un’altra.

Covid: La vicenda-È il 24 marzo quando i tre figli di Giuseppina Candelori, ospitata nella casa di cura di Nerola La Serenità, vengono contattati dalla Asl Rm 5, informandoli che la signora è positiva al coronavirus. Il 25 marzo la stessa Asl trasferisce tutti i pazienti al Nomentana Hospital. Quando il giorno successivo i figli riescono a parlare con un’infermiera, si verifica il malinteso.

Covid, questa volte non centra . L’infermiera rassicura i figli: con vostra madre è arrivata anche la cartella clinica e hanno l’elenco delle medicine che la signora ” con la stomia ” deve assumere.

Da apprezzare il gesto dell’infermiera che tenta di tranquillizzare i figli dicendogli che la cartella clinica è completa di tutte le medicine da assumere. Si parla di stomia, tuttavia alla signora Candelori non è stata praticata alcuna stomia ( deviazione del retto per l’espulsione delle feci in un sacchetto).Dopo svariati trasferimenti della signora da un ospedale ad un altro, si scopre che la cartella clinica non è esattamente della signora Candelori.

Parlando con il medico di turno del Nomentana Hospital, i figli apprendono notizie contrastanti rispetto a quelle iniziali sulle condizioni di salute della signora.

Il medico del Nomentana Hospital riferisce infatti che la madre non ha sintomi, non ha febbre e ha una saturazione del 95 per cento. Indica anche la stanza – terzo piano, posto 12 – e spiega che, essendo la Candelori arrivata senza vestiti avrebbero dovuto lasciare al posto di guardia qualcosa per coprirla.

Covid lascia spazio alla scabbia?Il 2 aprile si scopre che la madre aveva la scabbia.Ha subito un trattamento antiparassitario

Il 10 aprile arrivano i risultati dei due tamponi della signora Candelori, entrambi negativi. Al Nomentana Hospital scoppia un focolaio e la donna si sposta alla Rsa dell’Italian Hospital Group di Guidonia. Il 12 aprile la signora si aggrava: ha febbre e desaturazione, trasferimento al pronto soccorso.

Cosa scoprono i figli dopo diverse telefonate al 118?

I figli scoprono che la madre è ricoverata all’Umberto I, è negativa al coronavirus e una dottoressa parla di nuovo di “stomia”. A questo punto i figli si allarmano: che cosa è successo, si domandano? Il 14 aprile, infine, di sera, li chiama il pronto soccorso del policlinico: la madre è morta. Quando poi il 15 aprile i tre fratelli si recano alla camera ardente di viale Regina Elena, scoprono che la salma non è quella della madre.

Covid: La verità. Scatta subito la denuncia e un esposto in commissariato. Indagando si scopre la verità. La signora ha subito la tumulazione l’11 aprile nel comune di Rocca Sinibalda (RI), sotto altro nome”.

Ecco cosa è successo realmente: Tra le persone ricoverate a Nerola con una stomia c’era anche la signora Galante. Trasferita il 31 marzo al Sant’Andrea, ma in precedenza, come la signora Candelori, al Nomentana Hospital. ui il medico conferma di aver avuto in cura entrambe. La Candelori al suo arrivo era pesantemente sedata, la documentazione era deficitaria e dalla copia del documento non era possibile riconoscerle.

I tre fratelli riescono poi a risalire al figlio della signora Galante che conferma di non aver potuto riconoscere la salma della madre perché affetta da Covid. Ascoltati dai carabinieri, informate le procure di Tivoli e di Rieti, ad oggi i tre fratelli, assistiti dall’avvocato Fabio Vetere, non sanno se e quando sarà possibile riesumare la salma.

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