Chi dice “Barbie” dice ricordi. I ricordi di tutte le bambine che hanno trascorso l’infanzia a giocare pomeriggi interi con la celebre bambola e di tutte le donne e ragazze che ancora nutrono affetto e dolcezza nei confronti di questa icona mondiale. Frutto del genio di Ruth Handler, moglie del cofondatore della celebre casa di giocattoli Mattel Elliot Handler, Barbie è stata destinata alla fama fin dal principio, fin da quando la Handler ha osservato sua figlia giocare e capito che tutti i suoi pupazzi venivano calati in ruoli da adulti. Così, ecco l’idea ed ecco la bambola bionda, con i suoi vestiti, i suoi accessori, la sua macchina, la sua casa e i suoi elettrodomestici. Barbie, che prende il nome proprio dalla figlia di Ruth, Barbara.

Barbie The Icon: la mostra a Milano
Barbie

Barbie The Icon la bambola che rappresenta la società di oggi e di ieri

La bambola Barbie fece la sua prima apparizione nei negozi il 9 marzo 1959, con un costume zebrato e un’iconica coda di cavallo. I capelli, al tempo, erano neri. Difficile da immaginare, perché ormai a Barbie sono associati dei connotati ben precisi, ma come tutti sanno ne esistono le versioni più svariate, dalle linee dedicate alle feste, a quelle degli hobby, dei luoghi diversi del mondo e delle stagioni. Con outfit e aspetti diversi, la bambola ha attraversato anni ed anni senza mai tramontare, restando sempre uno dei giochi più amati di sempre.

Per questo la mostra inaugurata il 28 ottobre al Museo delle Culture (MUDEC) di Milano è destinata al successo. Si tratta dell’esposizione “Barbie. The Icon“, curata da Massimiliano Capella e promossa dal comune di Milano. La mostra durerà fino al 13 marzo 2016, dando modo e tempo a tutti di goderne. In essa vedremo rappresentate le trasformazioni della bambola in cinque sezioni e una sala introduttiva. In quest’ultima sono esposti 7 pezzi emblematici della storia di Barbie dal 1959 ad oggi.

L’intento è quello di far comprendere quanto profondamente Barbie sia riuscita ad interpretare e rispecchiare le trasformazioni sia estetiche sia culturali della nostra società, andando a rappresentare visivamente ben 50 nazionalità diverse. Quella proposta dal MUDEC è dunque un’esperienza divertente ma al tempo stessa istruttiva, che ci dà una visione di un gioco ma anche di un pezzo di storia.

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