Roma – E’ un Gabriele Muccino tagliente quello che riversa le proprie riflessioni sul suo account Twitter. “Ad un certo punto mi sono chiesto, “ma premiano i più simpatici (a loro), i più sconosciuti o i migliori?”. Me lo chiedo da sempre“. Cinguetta basito il famoso regista italiano che ritorna poi così alla carica: “E’ stato bello ieri sera alla premiazione dei #David ritrovarsi a casa! Ma certo sembrava volassero più coltelli che in una macelleria.”

Gabriele Muccino
Gabriele Muccino (foto)

Gabriele Muccino: i dissapori tra il regista e il David di Donatello

La vena polemica di Gabriele Muccino aveva trovato già modo di esplodere nel maggio dello scorso anno, quando, dagli Stati Uniti, sul suo profilo Facebook, era arrivato a definire il David di Donatello – noto premio cinematografico italiano – come una pagliacciata lobbistica ‘der cinema’ italiano. Nonostante ciò, il regista de L’ultimo bacio” avrebbe deciso di partecipare comunque alla cerimonia dell’edizione 2015, così da “riscuotere” un premio speciale, ma senza essere applaudito da nessuno avrebbe commentato il regista Giuseppe Marco Albano. Dopo anni ed anni di esclusione infatti, questa inaspettata premiazione non sarebbe riuscita a ridimensionare il rancore di Gabriele Muccino, il quale avrebbe così colto la palla al balzo per tornare a scagliarsi contro il David di Donatello e la sua giuria. Egli dimostra infatti di non riuscire a lasciarsi il passato alle spalle quando twitta: “Ieri sera ho ritirato un David Speciale. Ma perché speciale? Non ricevo candidature dal 2003 quando per Ricordati di me, su 13, ne vinsi 0”, per poi passare in rassegna anche i giudici: “la Giuria dei David non considerò i miei primi 2 film americani nemmeno candidabili nella cinquina dei film stranieri. 450 milioni di dollari nel mondo”.

Gabriele Muccino: rancore verso “l’Italia che non riesce a dire bravo a chi se lo merita”

Sebbene il grande incasso di una pellicola non equivalga necessariamente alla sua qualità, Gabriele Muccino, ha dimostrato di essere riuscito a conquistare l’intera Hollywood realizzando dei prodotti di straordinario successo: a partire da La ricerca della felicità a Sette Anime, fino ad arrivare a Quello che so sull’amore“. Intervistato poi dal Corriere della Sera ha rivelato che il suo è un dissapore suscitato non dal premio in sè in per sè, ma da “un Paese che non riesce ad abbracciare il bello che ha. […] Lo dico senza né rabbia nè rancore, non fa male a me ma all’Italia che non riesce a dire bravo a chi se lo merita”.

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