“Fury”: il war movie che porta la firma del regista statunitense David Ayer con Brad Pitt, Shia LaBeouf e Logan Lerman, primo al debutto in sala il 2 Giugno 2015, espugna il box office italiano incassando ben 418.942 euro, lasciandosi così alle spalle il disaster movie “San Andreas” di Dwayne Johnson. 

Il Lerman di Fury simbolo d’innocenza sotto la guida del sergente Pitt

Fury
Fury

 

Nell’aprile 1945, dalle trincee insanguinate della Seconda Guerra Mondiale si affaccia Norman Ellison, un soldato come non lo avresti mai immaginato: un Logan Lerman giovanissimo – 23 anni appena – timido, spaventato ed incapace di tenere in mano un’arma, rappresenta il perno dell’intero war movie. “Norman nel film rappresenta il pubblico”, spiega l’attore. “È una nuova recluta e non è stata addestrato. È attraverso i suoi occhi che possiamo imparare qualcosa sul carro armato, sulla grammatica e sulla storia del film.” Strappato via da una realtà d’ufficio – “addestrato a battere 60 parole al minuto, non a sparare addosso a dei cadaveri stesi per terra” Norman si ritrova catapultato in una dimensione disastrosa che è incapace di affrontare: è simbolo di un’innocenza squarciata, colpo dopo colpo, dalla violenza di una guerra che sembra non trovar pace.

I cinque eroici soldati americani che tentano l’ultima resistenza prima della resa in una Germania nazista palcoscenico di dolore, sono capeggiati da un leader dal volto scavato da profonde cicatrici, che apparentemente senza pietà si rivelerà capace di un’umanità straordinaria: “Gli ideali sono pacifici, la storia è violenta” dirà ai suoi uomini, addestrati a “non affezionarsi a nessuno”. Si tratta del sergente, nonché collante dell’unità, Don “Wordaddy” Collier, personificato da Brad Pitt che torna in divisa, per lanciarsi in una missione ad alto rischio.

Altro personaggio emblematico è quello del soldato Boyd Swan. “È un gelido killer, ma anche un uomo di fede. È stato molto interessante per me cercare di capire come un uomo che legge scritture sacre e che ha fede, un cristiano, possa combattere con tanta ferocia” afferma LaBeouf.

Fury, titolo ufficiale della pellicola, presta il nome ad un cingolato di oltre 60 tonnellate che qui non è meramente uno strumento bellico bensì quella che Pitt chiama “la mia casa”, teatro in cui i cinque temerari costruiranno le fondamenta del loro legame.

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