Un’aria nuova la trasmissione televisiva Zelig 2011 con il binomio vincente Paola Cortellesi e Claudio Bisio di scena al Teatro Arcimboldi in prima serata su Canale 5 di Mediaset. Ci sono programmi, annate e accoppiate che partono col piede giusto. Sarà l’innesto di Paola Cortellesi (con buona pace di Vanessa Incontrada, salutata da Bisio in apertura), showgirl tuttofare, 65mila euro a serata da ripagare, in grado di accompagnare Claudio Bisio, cantare e proporre una snobissima Letizia Moratti attratta «dal sudiciume dei comici» nonché stralunata interprete del tormentone di «rap futuristico abiabiabiabià».


Convergenze degli astri. Alchimie indovinate. Semplici colpi di fortuna. Saranno l’euforia e la consapevolezza di allestire un grande show. Sarà l’idea di rappresentare un marchio ormai storico della televisione commerciale firmato da una squadra collaudata come quella capeggiata da Gino & Michele e Giancarlo Bozzo. Probabilmente, un mix di tutto questo. Fatto sta che per rintracciare un altro 26.70 per cento di share con oltre 6 milioni e mezzo di telespettatori, lo score raggiunto dallo show, bisogna camminare un po’ a ritroso nel calendario dell’Auditel di stagione. Del resto, come hanno confermato anche al settimanale Gente, Claudio Bisio e Paola Cortellesi si conoscono da anni e durante le prove al teatrino di Zelig di Viale Monza si è subito instaurato un buon feeling tra i due comici, conclamato anche da un bacio sulla bocca: «È vero, quel pazzo di Claudio mi ha già battezzata e io l’ho ricambiato», ha rivelato Paola.

Arrivati alla quindicesima stagione, il rischio pilota automatico era in agguato. Invece sono bastati pochi ritocchi e uno show che, dopo gli exploit di Checco Zalone, stava inclinando verso la routine, è tornato a accendersi e a trascinare il pubblico degli Arcimboldi. Vedremo come andranno le prossime serate. Per ora bisogna riconoscere che una buona dose del valore aggiunto viene dal femminismo strisciante riproposto dalla verve di Teresa Mannino e caricato dalla new entry di Lella Costa, disinvolta nell’avventurarsi sui significati positivi della terminolgia genitale femminile e di quelli negativi dell’organo maschile e derivati. Un sentiero strettissimo tra ardita filologia e burrone della volgarità, percorso da Lella Costa con sprezzo del pericolo.




Che, per la verità, era iniziata un po’ in sordina con le esibizioni di Giuseppe Giacobazzi e Maurizio Lastrico. Per poi decollare con la doppietta Cortellesi-Moratti e Cevoli-Cangini, assessore alle varie ed eventuali di Roncofritto dove si celebrano i 150 anni della festa dell’Unità e «ora che l’Italia è fatta, adesso dobbiamo farsi le italiane». La gradazione politica della risata è salita con Ficarra & Picone, in arte Angelino (Alfano) e Niccolò (Ghedini) titolari di uno studio legale in grado di «legiferare su ordinazione». Poi l’umorismo lunare di Gene Gnocchi, quello demenziale del Mago Forrest e Giovanni Vergna (Johnny Groove), quello verace di Alessandro Siani, partner di Bisio in Benevenuti al sud, quello in versione horror del maniaco ignorante che non riesce a intimidire platea e conduttori con le sue cialtronesche incursioni audio. Complessivamente, uno standard di comicità medio alto, forse prive della forza e del talento dirompente di Luca Medici alias Checco Zalone. Ma magari in alcuni momenti più raffinato. Di buon livello anche i balletti e i duetti musicali, destinati a riproporsi, con l’orchestra di Paolo Jannacci.

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