Tamarreide: Il “reality” di Mediaset non ha convinto il pubblico

E così è terminata anche Tamarreide, una delle “sperimentazioni estive” di Italia 1 che prometteva scintille e che si è rivelata invece abbastanza fallimentare. Non parliamo solo di ascolti, quelli sono oggettivi e, nonostante non siano generalmente proporzionali alla qualità di un prodotto, dimostrano come la docu-soap della rete giovane Mediaset non abbia convinto il pubblico. Ma c’è dell’altro; degli errori a monte che dipendono in primis proprio dalla rete.


Tamarreide era stato presentato come un programma televisivo (che come reality aveva ben poco!)  senza pretese, un racconto a puntate con protagonisti otto giovani tamarri che venivano ripresi nelle situazioni più disparate, naturali o “montate” che fossero. Una tipologia di prodotto che, senza censure e senza l’inutile presenza di Fiammetta Cicogna, sarebbe potuto tranquillamente andare in onda in seconda serata, catturando l’attenzione di chi cercava un’oretta (o poco più) di svago prima del meritato riposo.




Italia1 ha deciso invece di presentarlo al pubblico in prime time, con tutti i “problemi” del caso, dalla necessità di operare tagli fino a quella di “giustificarne” la presenza nel palisesto con l’inserimento di interventi di psicologi, sessuologi e quant’altro. E viene da chiedersi perché si sia deciso di snaturare in questo modo una trasmissione che poteva essere intrattenimento allo stato puro e invece è finita con l’ammorbare lo spettatore con superflue spiegazioni sui comportamenti del branco, sull’amore tamarro, sul corteggiamento, sulle liti, dimenticando al contempo l’individualità degli otto protagonisti. Lo stesso dicasi degli incontri con i parenti dei tamarri e dei racconti dei passati difficili, che legittimavano comportamenti maleducati e caratteri sopra le righe. Intermezzi finto-sociologici che toglievano spazio all’ipotetico divertimento e che rendevano Tamarreide uguale ai tanti programmi pomeridiani e di seconda serata – mancava solo la presenza del criminologo -, quando invece il pubblico avrebbe probabilmente preferito un docu-reality leggero, spensierato, con una bella dose di sesso (quello tira sempre), ma senza orge create ad hoc e trattati sui massimi sistemi.
Rimane comunque il merito della produzione di aver realizzato un prodotto valido dal punto di vista “documentaristico”, con montaggi di qualità. Questo però potrebbe non bastare per una seconda stagione, nonostante i protagonisti del viaggio tamarro, in modo abbastanza utopistico, lo sperino. D’altra parte, Italia 1 non è mica Mtv!


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