Ma non facciamo scherzi: Dio c’è. Noi stasera crediamo tutti in Dio. Non mi permetterei mai di parlare per due ore di qualcuno che non c’è“. Apparire in televisione e pronunciare una simile affermazione non è cosa da tutti e al tempo stesso non è un gesto che in molti possono compiere senza perdere di credibilità. L’argomento religioso scelto da Roberto Benigni è una bomba ad orologeria. Soltanto lui poteva disinnescarla senza creare catastrofi di dimensioni epiche. Lo dimostrano gli ascolti raggiunti dal suo show che hanno toccato cifre davvero considerevoli: 10 milioni 266mila spettatori, con il 38,32% di share e picchi del 45% che hanno sfiorato gli 11 milioni di spettatori. La maestria con cui porta avanti i suoi monologhi dimostra un’abilità che cattura. Al fascino di un eccellente oratore non sfugge quasi nessuno: chi per un motivo chi per un altro, chi per interesse, chi per stima nei suoi confronti e chi in attesa di un passo falso da giudicare, tutti sono rimasti in ascolto.

Boom di ascolti per I Dieci Comandamenti di Roberto Benigni su Rai Uno
Boom di ascolti per I Dieci Comandamenti di Roberto Benigni su Rai Uno

E sebbene la tematica incentrata su Dio possa sembrare a sé stante considerata la sua grandezza e complessità, Benigni riesce a tradurla nella pratica e nella concretezza di ciò che stiamo vivendo. Forse anche con l’intento di suggerirci che c’è molta religione nelle preghiere, ma ce n’è altrettenta nel comportamento, nell’interiorità e nella coerenza rispetto ai precetti di cui ci si fa sostenitori. “Non rubare? Dio ha fatto un comandamento per noi italiani, sembra che l’abbia scritto proprio in italiano, è il comandamento che sentiamo un po’ nostro”, afferma, facendo aderire abilmente il suo discorso all’attualità, specie quella romana. Non mancano mai le stoccate, l’ironia intelligente, le frecciatine da cogliere nel flusso di parole. Ne è un esempio quanto segue: “Fa impressione essere abbracciati da 10 milioni di persone: vorrei ringraziarvi tutti ad uno ad uno, mandarvi una ruota, un mazzo di fiori, 80 euro” e continua poi “Forse ho esagerato un po’, la gente oggi mi ha fermato: chi si voleva confessare, chi mi ha chiesto se ero libero per un battesimo, c’è gente che vuole destinarmi l’otto per mille addirittura, un altro mi ha chiesto l’indirizzo della parrocchia o mi ha prenotato per la messa di Natale. Non è un Natale facile quest’anno: in tanti rimangono a casa, altri sono ai domiciliari”.

Benigni rispolvera concetti talvolta obsoleti propri della nostra religione, li legge in chiave umana, in chiave sincera e umile. Reinterpreta la fede come farebbe una persona semplice, ma sostenuto da capacità decisamente non ordinarie. Il pubblico ha dimostrato il suo apprezzamento circa i “Dieci Comandamenti”, tramite i quali Roberto Benigni ha voluto trasmettere un messaggio complicato ma onesto. Lo scetticismo di molti è inevitabile proprio a causa del nucleo tematico trattato: la religione è sicuramente uno degli argomenti che più divide le persone. Ma fermarsi quantomeno a riflettere, non solo su i dogmi della Chiesa ma su un tipo di atteggiamento e sulle mancanze che gli italiani stanno dimostrando, specie quelli che in realtà dovrebbero rappresentarci, è poco ma sicuro un’occasione da cogliere. Come in tanti, in effetti, hanno fatto.

La domanda è: qualcosa rimarrà nella mente degli ascoltatori? Benigni ha tentato, il resto si vedrà.

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