Lo stiamo vedendo a “Tale e Quale show” nel programma di Rai 1, condotto da Carlo Conti, nelle vesti di Steve Wonder, Tiziano Ferro, Francesco Renga e ogni sua interpretazione è sempre un successo. Un’ampia fascia di pubblico lo conosceva già come talentuoso comico di “Made in Sud”. Il giovanissimo Francesco Cicchella, classe 1989, dopo o primi studi dedicati alla musica, si avvicina al mondo della comicità e del teatro, passioni che trasformeranno la vita dell’artista in un vero e proprio sogno. A breve l’artista debutterà sul grande schermo nelle vesti di attore per il film “Vita, cuore, battito”. Francesco Cicchella in esclusiva su Gente Vip.

Francesco Cicchella intervista esclusiva su Gente Vip
Francesco Cicchella

Francesco Cicchella su Gente Vip: “Sono cresciuto a Pane e Grandi del panorama partenopeo”

Ti sei formato al prestigioso Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, studiando pianoforte e canto jazz. Ambivi a diventare musicista?

Sì, presso il Conservatorio ho studiato solo canto Jazz e la mia formazione pianistica l’ho sviluppata precedentemente con il Maestro Ezio Margozzi e da bambino tra l’altro. Il mio primo amore è stata la musica e diciamo che promettevo di diventare un bravo pianista, ma poi le cose sono andate diversamente.

Sin da bambino sei appassionato di teatro e l’ambiente napoletano offre una fucina di idee. Nonostante oggi il teatro stia seguendo la sua parabola discendente ha avuto grandi protagonisti in passato. C’è qualcuno che stimi particolarmente?

Io da piccolo guardavo più le commedie di Eduardo De Filippo e i film di Totò che i cartoni animati, quindi sono cresciuto a “Pane e grandi del panorama partenopeo”. Un po’ più grandicello poi ho scoperto anche Massimo Troisi e tutta la sua filmografia, quindi sicuramente i grandi del panorama napoletano fanno parte del mio bagaglio e degli artisti a cui io mi sono consapevolmente o inconsapevolmente ispirato.

L’approdo a Made in Sud ha significato sicuramente una parabola ascendente della tua carriera. Che rapporto hai con i colleghi, molti dei quali napoletani come te?

Francesco Cicchella intervista
Francesco Cicchella intervista

Noi siamo una sorta di famiglia, una sorta di compagnia come quelle di una volta della commedia dell’arte. Viviamo praticamente insieme, nel senso che trascorriamo veramente molto tempo insieme e questo ci tiene impegnati per molti giorni alla settimana per diverse ore e soprattutto è un progetto nato tanti anni fa e continua ad andare avanti, quindi ci conosciamo praticamente da sette – otto anni e trascorriamo tanto tempo insieme. E’ un rapporto che è diventato molto familiare, nel senso che ci troviamo molto bene, c’è un clima molto allegro e affiatato e di grande supporto e credo che tutto questo venga fuori e si percepisca nel prodotto dello spettacolo. Ho riscontrato che il pubblico avverte proprio questo nostro legame. Non c’è rivalità e tutt’ora di puntata in puntata ricevo tanti “in bocca al lupo” da parte dei colleghi. Stanno partecipando a questa mia avventura come fosse una cosa loro. Poi è chiaro che all’interno di un gruppo così ampio ci sia qualcuno a cui si è più legati, qualcuno che si frequenta di più, ma credo sia legato anche a un discorso anagrafico.

Hai dichiarato in una intervista del 2012 che a Messina il pubblico ha accolto con entusiasmo e senza difficoltà il napoletano. Questa forte vena partenopea ti ha mai ostacolato?

In realtà io sto vivendo un processo inverso: da adolescente, quando poi mi sono formato teatralmente e dal punto di vista canoro, abbandonando la strada pianistica, ero molto proiettato verso la nazionalità, nel senso che ho avuto l’idea di dover sviluppare dei contenuti che fossero comprensibili a tutta la nazione. Ho studiato dizione, mi concentravo nel recitare sempre con una dizione pulita nella vita, nelle interviste e cercavo di mantenere sempre questa nazionalità e vivevo anche il contrasto con molti miei colleghi di Made in Sud che salivano sul palco rivolgendosi al pubblico napoletano, mentre io pensavo già a un lavoro che mi avrebbe portato direttamente a rivolgermi a un pubblico nazionale. Invece poi ho capito che stavo perdendo troppo quelle che erano le mie origini, le mie radici e con l’esperienza e con la sensibilità ho capito che non dovevo abbandonare il mio dialetto, la mia lingua e soprattutto la filosofia che c’è dietro. Il pubblico che non è napoletano ne è totalmente affascinato e rapito, quindi ho fatto un passo indietro e ho provato a recuperare e tenere sempre con me un po’ delle mie origini, delle mie radici per cui anche nei miei spettacoli mi rivolgo talvolta anche in dialetto. Quindi non è stato un ostacolo ma una forza che ho dovuto recuperare.

Sei arrivato a Tale e Quale Show sfoggiando una dote canora al pari di qualunque grande cantante. Cosa puoi raccontarci di questo nuovo percorso?

In realtà ho dovuto, da quando ho deciso tra le varie esperienze che stavo facendo dedicarmi al mondo del cabaret e della comicità, sempre lottare contro il pregiudizio che un comico e un cabarettista sia solo un personaggio simpatico che sappia far ridere e non un personaggio che sappia fare delle cose. Ho dovuto lottare con la gente che pensava che cantassi in playback, con la gente che non poteva mai immaginare fossi io a suonare il piano in diretta. Poi, con il tempo, il pubblico, seguendomi in maniera sempre più affezionata, ha colto vari aspetti di me e sicuramente “Tale e Quale” è uno show concepito in maniera tale da “costringere”, in senso positivo, i suoi protagonisti a mettersi in gioco nella totalità di quella che è la performance artistica che prevede, il ballo, il canto, la recitazione, l’imitazione, il trasformismo. E sono felice tra l’altro che stia venendo fuori questo mio bagaglio musicale.

Sei giovane e stai disegnando la tua parabola crescente. C’è un sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare?

L’unico mio vero sogno è quello di poter fare sempre questo nella vita ed è un sogno che dipende solo da me. Nel senso che, il mio sogno è quello di riuscire sempre a esprimermi artisticamente e di avere qualcuno dall’altro lato pronto a ricevere, io voglio comunicare attraverso l’arte. Che sia uno show il sabato sera su Rai 1, che sia nel piccolo teatro di provincia questo non lo so, sarà poi il tempo a deciderlo. Sicuramente la mia aspirazione artistica massima è quella di avere un pubblico che mi segua e che venga a teatro a vedermi. Il teatro è la dimensione artistica per me più appagante, più soddisfacente. Mi diverto a fare la televisione, mi sono divertito a fare radio in passato, quest’estate è arrivato anche il cinema col film degli Arteteca, ma le emozioni che provo quando faccio i miei spettacoli live, quando sono di fronte al pubblico, non sono paragonabili. Finchè avrò questo sarò contentissimo.

La vena comica è spesso innata, si riesce a essere divertenti anche nel quotidiano, lontani dai fari televisivi. Com’è in realtà Francesco Cicchella?

Io sono una persona in realtà molto calma e tranquilla. Diciamo che mi lascio andare e mi diverto nei momenti in cui mi sento a mio agio e sono tranquillo. Non sono un casinista, non sono uno di quelli che fa casino continuamente ma ovviamente credo di essere una persona simpatica (ride,ndr), però non mi piace stare al centro dell’attenzione sempre, anche perchè talvolta si rischia di essere fraintesi quando si ci trova in contesti dove non ti conoscono bene. Credo di essere equilibrato, mi diverto tantissimo quando c’è da divertirsi. Stando sul palco tutti giorni ce l’hai già il momento in cui devi stare a mille e divertirti, magari poi nella vita scatta una voglia di maggiore tranquillità.

Tralasciamo per un attimo la carriera. Che rapporto hai col sentimento dell’amore?

Credo che l’amore è una delle cose più belle della vita in tutte le sue forme, che sia l’amore per un compagno o per gli amici o per la famiglia. L’amore è sicuramente il motore della vita, purtroppo oggi è difficile trovare l’amore in un forma pura e sincera. Viviamo in una società che ci condiziona e distrae molto, ci spinge a essere più superficiali e diventa difficile soffermarsi nei rapporti. L’amore vero diventa un tesoro sempre più raro da provare e credo che quando ne siamo avvolti non ci può scappare poi, quindi ce ne accorgiamo.

In quale progetto futuro ti vedremo coinvolto?

Allora sicuramente Made in Sud tornerà a febbraio e sicuramente ci sarà la mia partecipazione e invece a breve uscirà al cinema il film “Vita, Cuore, Battito” che vede come protagonisti “Gli Arteteca” Enzo e Monica e io ho il piacere di interpretare il ruolo di co-protagonista, anche se un po’ antagonista di Enzo, perchè interpreto Roberto, tra l’altro un personaggio non comico che eserciterà un certo fascino su Monica.

Credito fotografico: Assunta Servello
Location: Studios Roma

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