Il Coni ha deciso di rivedere la distribuzione delle risorse che ogni anno assegna alle federazioni sportive, ed ecco che a pagarne maggiormente le conseguenze sarà la FIGC. Si proprio così nei giorni scorsi, infatti, il Consiglio Nazionale del Coni, ha stabilito una nuova ripartizione dei fondi pubblici, sulla base di nuovi parametri, così il mondo del pallone dal 2015 perderà tra i 20 e i 25 milioni. Questa scelta è stata fatta per venire incontro soprattutto agli sport minori, messi in secondo piano rispetto al calcio più tutelato e seguito. Il presidente Giovanni Malagò anzi è intervenuto, nonostante fosse favorevole a questa decisione, per ridurre le perdite nel sistema calcistico; perché inizialmente la commissione aveva stabilito di togliere ben quaranta milioni alla FIGC. Alla fine però è stato introdotto un tetto del 30% d’incremento massimo per le federazioni olimpiche, ridimensionando i soldi che verranno tolti al calcio.

Coni in crisi, il mondo del pallone dal 2015 perderà tra i 20 e i 25 milioni
Coni in crisi, il mondo del pallone dal 2015 perderà tra i 20 e i 25 milioni

Il Consiglio nazionale del Coni taglia i fondi al calcio

Carlo Tavecchio, numero uno della federazione coinvolta, ha reagito male a questa decisione: “Parlate pomposamente di algoritmi matematici, ma si tratta solo di una scelta politica. Abbiamo più giovani e tesserati di tutti, abbiamo sempre dato molto allo Stato. Ma in questo Paese chi produce reddito viene penalizzato”.
In base alle recenti disposizioni il Coni seguirà nuovi parametri per distribuire i finanziamenti, guardando soprattutto all’attività sul territorio e alla preparazione olimpica svolta da ogni federazione. Questa è stata una vittoria soprattutto degli sport minori, che sono sempre stati un passo indietro rispetto al mondo del pallone; in particolar modo prima di questa data storica, quando era ancora valida la legge del 2005, la Federcalcio riceveva circa il 18% dei fondi, cioè metà delle risorse a disposizione. Adesso non sarà più così e a beneficiare di questo cambiamento saranno soprattutto: l’atletica, il basket, la pallavolo, e la scherma, tutti sport che in questi anni hanno regalato molti successi all’Italia, nonostante fossero oscurati dalla passione per il calcio.
“Finalmente discutiamo di parametri che riguardano tutti, e non più tutti tranne uno”, ha commentato esultante Alfio Giomi, presidente della FIDAL (federazione dell’atletica leggera) uno dei principali promotori di questa importante riforma.

Fondamentalmente il problema per la Figc non riguarderà la Serie A che riesce ad andare avanti grazie agli introiti provenienti dalle risorse private, principalmente dai soldi che arrivano grazie ai diritti tv; chi ne pagherà le conseguenze saranno i settori giovanili, i dilettanti e gli arbitri, che ne usciranno ovviamente più deboli. Il presidente della Federcalcio Tavecchio ha attaccato il Comitato Olimpico minacciando la possibilità di aprire le porte del calcio al mondo delle scommesse, fonte di guadagni per lo Stato, un’eventualità che sarà presa in considerazione solo quando il dialogo terminerà.
A queste affermazioni ha risposto direttamente Giovanni Malagò durante la sua presenza alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati, sostenendo l’importanza di questa decisione del Coni: “Se lavora e si comporta su certi presupposti, il calcio può recuperare forse tutto o forse più di quello che ha perso, ma se continua a fare certi tipi di scelte politiche, cosa che può fare essendo un ente privato, forse questa cifra magari scenderà ancora”.
Il presidente del Coni, comunque favorevole alla scelta di mettere sullo stesso piano il mondo del pallone con le altre discipline, eliminando il gap e il senso di superiorità del primo sugli altri, ha continuato: “Io non sono un avversario del calcio sono un grande tifoso. Io non ho tagliato niente, ho semplicemente fatto sì che la commissione riconoscesse che il calcio non fosse più un’isola a parte. Ora è rientrato in alcuni parametri come le altre federazioni e poi è venuto fuori che il calcio ha avuto dei tagli”. Perciò la decisione del Comitato è stata presa, e sarà effettiva dal 2015, ma nel frattempo entro il 30 novembre la Federcalcio dovrà presentare il preventivo per il bilancio del prossimo anno e dovrà tenere in conto l’assenza delle risorse che perderà. E questo non ha creato altro che una frattura tra il mondo del pallone e il resto dello sport, perché stavolta a vincere la partita sono stati gli sport considerati, erroneamente, inferiori.

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