Tiziano Ferro torna con il suo nuovo album “L’amore è una cosa semplice”.  Il cantante di Latina ha iniziato la sua carriera 10 anni fa ed è trascorso un anno dalla pubblicazione dei diari in cui confessava la propria omosessualità. «Con quei diari, dichiarando di essere omosessuale, ho reso le persone partecipi di un percorso di autoanalisi che mi ha fatto fare pace con alcune parti di me che non accettavo – confessa -. Mi ero autoisolato in una bolla di cui ero il carceriere e il carcerato. Condividere delle esperienze mi ha aiutato a iniziare una vita, una sola e non una doppia».


Quella doppia vita lo aveva fatto fuggire a Londra. «Mi sono isolato non perché non mi piacesse il mio Paese, ma perché avevo bisogno di silenzio. Dall’estero però era divertente vedere quanto venisse deriso il nostro teatrino della politica. Ora torno in Italia con tanta voglia di vivere, fare e frequentare posti normali». Definisce «L’ amore è una cosa semplice» (in uscita lunedì 28 novembre 2011) «un disco solare». Forse secondo i suoi parametri di tormentatore di cuori. «Rispetto a quelli del passato», precisa col sorriso. Arriva addirittura un «TVM», acronimo di «Ti voglio male»: «L’ ironia è stata una delle chiavi più importanti. Anche per il titolo dell’ album. L’ amore è un’ esigenza naturale e spontanea dell’ essere umano, siamo noi che lo complichiamo». Disco registrato a Los Angeles, elettronica tenuta in un angolo privilegiando una band e un approccio «live» che tornerà nel tour in partenza ad aprile, capace di spaziare dalla bossa nova («TVM») all’ hip hop («La fine»), dalle chitarre alla U2 («La differenza tra me e te») al ritorno alla tradizione dei crooner («Quiero vivir con vos») a un duetto con John Legend («Karma»). È anche la prima volta in cui Tiziano fa l’ interprete. Ha scelto una canzone di Irene Grandi. «Lei non aveva mai scritto per altri e io mai cantato un brano non mio. Stava scartando “Paura non ho” e io gliel’ho chiesta». «Io non lo so chi sono e mi spaventa scoprirlo… Mi sono fatto rubare forse gli anni migliori dalle mie paranoie» è il testo di «La fine». Autobiografico, sì, ma è la cover di un brano di Nesli, fratello di Fabri Fibra: «Quando l’ ho sentita ho pensato che mi avesse spiato di nascosto. All’ inizio l’ ho cantata perché mi sembrava un utile esercizio di autoanalisi. Una volta terminato di scrivere il disco mi sono reso conto che mancava ancora una canzone che fotografasse il mio io precedente allo scioglimento di questi nodi e alla liberazione dai fantasmi».

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