Susan Sarandon, tra gli ospiti più attesi della sessantaduesima edizione del Taormina Film Fest si racconta alla stampa. La sua bellezza si è arricchita con il passare del tempo da qualche piccola ruga sul volto che dimostra quanto l’attrice sia contraria alla chirurgia estetica.

Susan Sarandon, che l’anno prossimo sarà il nuovo presidente onorario della manifestazione dedicata al cinema internazionale, quest’anno al Festival di Taormina ha presentato il suo nuovo film “The Meddler”. Dopo la proiezione del film, in lingua originale, l’attrice è arrivata in sala stampa per incontrare il pubblico e rispondere alle domande dei giornalisti.

Susan Sarandon Taormina Film Fest 2016
Susan Sarandon

Il film, che vede come protagonista Susan Sarandon, racconta la storia di Marnie che dopo la morte del marito decide di trasferirsi a Los Angeles, insieme alla figlia Lori nella speranza di cominciare una nuova vita. Ad un certo punto della storia Marnie, proprio quando comincia ad interferire forse un troppo nella vita della figlia, incontrerà una persona che avrà realmente bisogno del suo aiuto: “Ho amato subito questa storia – ha dichiarato la Sarandon in conferenza stampa – però la regista, che ha scritto anche la sceneggiatura del film, mi ha mandato un video dove si vedeva la sua vera madre dove recitava parola per parola, riga per riga, quello che io leggevo in una scena. In quel momento io sono veramente rimasta a bocca aperta e, proprio lì, mi sono innamorata del film.

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Susan Sarandon al Taormina Film Fest 2016

“Poi sono convinta che tutti noi nella vita abbiamo avuto periodi di grande cambiamento– spiega Susan Sarandon -, dovuti possibilmente ai figli che crescono e vanno a scuola, ad un divorzio… e altre volte ad un lutto. Spesso le donne sono abituate a dare tanto amore, anche nelle loro relazioni, quando questa persona a cui abbiamo dato tutto per tanto tempo scompare sicuramente ci vuole un po’ di tempo per adattarsi a questo nuovo cambiamento. Come se improvvisamente non sapessimo più a chi dare questo amore e quindi abbiamo bisogno di cercare qualcuno su cui riversalo nuovamente: ecco credo che questo film racconti proprio questo cambiamento e la capacità di adattarsi a questo nuovo cambiamento”.

Nell’arco della conferenza l’attrice ha anche rivelato un piccolo dettaglio del film, in quanto nel momento in cui hanno cominciato a girare il film “The Meddler”, per interpretare Marine ha usato realmente i sui abiti messi a disposizione per lei dalla regista Lorene Scafaria.

Ha mai avuto modo di sentire il suo film doppiato nella nostra lingua? Ma soprattutto cosa pensa della pratica del doppiaggio?

Sicuramente con il doppiaggio si ottiene un effetto completamente diverso, perché quando hai un’altra persona che parla rispetto a quella che ha recitato nel film molto spesso perdi tante sfumature che sono legate alla voce e all’accento ma al contempo se ne possono guadagnare anche delle altre. Io ho avuto modo di incontrare la persona che è stata la mia doppiatrice, qualche anno fa quando ho ritirato un premio per un film in cui lei mi aveva prestato la sua voce. In quell’occasione le ho detto che in realtà meritava la seconda parte del premio perché lei metteva nel film l’altra metà della mia recitazione, io recitavo fisicamente ma la voce era la sua. La cosa interessante è che la figlia di questa doppiatrice ha dato la voce a Natalie Portman in un film in cui abbiamo recitato insieme. Naturalmente e personalmente io preferisco ascoltare il film in lingua originale ma comunque sia non sono contraria al doppiaggio. 

Lei è una donna di successo, conosciuta in tutto il mondo anche per il suo esser donna e per il suo appoggio a favore delle donne vittime di violenza. In America qualche giorno fa è stata uccisa Christine Gremmie da un folle fans, che poi si è tolto la vita. Da donna di spettacolo, di cinema ecc… come vive il suo successo? Ha mai avuto paura che un qualcosa di simile possa succedere anche a lei?

Sinceramente non è una cosa a cui penso, perché in caso contrario finirei per vivere una vita contornata dalla paura. Quando ho cominciato a sostenere la campagna di Bernie Sanders andavo in giro a fare i comizi senza alcun tipo di sicurezza. Quando mi trovavo con lui sul palco, con la gente davanti, mentre c’erano delle cose davvero rivoluzionarie, per un momento ho pensato davvero a questa eventualità. Come persona non potrei mai vivere con questa paura, né tanto meno è una preoccupazione che ho, perché se cominciassi a pensarci comincerei a circondarmi di guardie del corpo e forse attirerei molto di più questo tipo di persone. Non mi sentirei libera se vivessi una vita dominata dalla paura. Secondo me per prevenire certe tragedie si dovrebbe seriamente cominciare a pensare di diminuire il numero di armi in circolazione.

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