Notoriamente conosciuta come doppiatrice, attrice e regista Rossella Izzo costituisce una delle pietre miliari dello scenario televisivo italiano. Non solo figlia d’arte ma circondata anche da una famiglia di artisti, compresi la figlia Myriam Catania e il genero Luca Argentero. A soli sette anni esordisce sul set del film “Il giudizio universale” di Vittorio De Sica e calca le orme del padre Renato Izzo nel campo del doppiaggio. Oltre ai numerosi riconoscimenti ricevuti per la brillante carriera Rossella Izzo offre all’interno della propra scuola la possibilità ai giovani di investire in questo campo tanto artistico quanto difficile. Ed è a tal proposito che si è tenuto a Roma, per la fine del quarto anno accademico dell’Actor’s Planet, il premio Svaroski, evento al quale anche Gente Vip ha presenziato avendo il piacere di intervistare la protagonista Rossella Izzo.

Rossella Izzo Actor's Planet 2015
Rossella Izzo Actor’s Planet 2015 intervista esclusiva a Gente Vip

Rossella Izzo è riuscita, nel mondo dello spettacolo, a diventare una delle figure di maggiore rilievo della tv italiana. Ma come ha fatto a prevaricare la sua personalità e unicità rispetto al bagaglio familiare che porta?
Mio padre è stato la mia Accademia, è lui che mi ha insegnato tutto, fin da quando ero bambina. La dizione, il modo di impostare la voce, la recitazione stessa, erano il mio pane quotidiano, accanto a lui e a mia madre che ha molto curato la mia preparazione umanistica e quella della mie sorelle. Tutto era sempre un buon motivo per discutere, ragionate di quello che volevamo fare. La nostra crescita intellettuale e artistica è stata molto influenzata dalla loro presenza. Poi ho cominciato a fare il doppiaggio, già da quando avevo 5/6 anni, anche se i miei genitori non volevano che lavorassi troppo, i bambini sono molto richiesti e rischiano di essere impegnati tutti i giorni, loro preferivano che mi dedicassi allo studio e ai giochi. Successivamente, dopo la maturità, ho cominciato a lavorare anche in teatro, e a continuare il doppiaggio. Negli anni 80 abbiamo fondato insieme, mio padre e io, il Gruppo Trenta- Pumais che ancora oggi è una delle società più affermate in Italia. Sono famosi i nostri pranzi la domenica tutti insieme a confrontarsi ed esporre i proprio progetti e i propri successi, a volte anche insuccessi, sempre nel tentativo di crescere ed arricchire il proprio bagaglio umano e di conoscenza.

La sua firma è riconoscibile sia sotto le vesti di regista sia sotto le vesti di doppiatrice. In quali però si riconosce pienamente se stessa?
Sono due lavori completamente diversi, anche se affini. E’ chiaro che il doppiaggio è stato la mia palestra, il punto di partenza. Vedere grandi film, confrontarsi con grandi attrici è un forte insegnamento, ma la regia è la mia vita. Creare, fin dalla scrittura, una creatura, è qualcosa di veramente magico, un’emozione molto forte e avvincente.

Actor’s Planet è una fucina di idee ed è indirizzata ai giovani talenti. Quali obiettivi si è prefissata con questo grande progetto?
Dopo la morte di mio padre, volevo in qualche modo tramandare il suo insegnamento, ed è così che è nata la mia Accademia che ricalca il suo metodo, arricchito ovviamente dalla esperienza di anni. Verità, studio, cuore, cervello, viscere. Senza mai perdere di vista il fatto che un attore deve avere una preparazione umanistica e un bagaglio culturale notevole per poter spaziare da un personaggio all’altro senza difficoltà, ma con coscienza e coerenza. Lavorare direttamente sui luoghi preposti e poter imparare gli addetti ai lavori è poi una prerogativa di Actor’s Planet che permette ai giovani allievi di stare una settimana con grandi registi e girare un film con loro.

In occasione del Premio Swaroski dell’Actor’s Planet, tenutosi nell’aula Magna dell’Ateneo Luiss, è stato proiettato il cortometraggio “Terapia” regia di Alex Infascelli, Giulio Manfredonia e Rossella Izzo. Quali opportunità di lavoro offre la scuola?
Ripeto grandi possibilità, perchè gli incontri sono profondi e permettono ai ragazzi di imparare tantissimo, ai maestri di approcciare all’esperienza senza pressioni da parte di nessuno, per poter fare un ottimo lavoro e allargare la conoscenza di giovani talenti, dal momento che la scuola ha alla base una selezione severissima che permette di avere il meglio nella classe che alla fine viene formata.

Al Premio c’è stato un commovente momento dedicato all’attrice e collega Monica Scattini con la quale era in progetto una collaborazione. Quali ricordi ha di lei?
E’ stata una splendida attrice e una straordinaria  Maestra. Per noi era la nostra quinta sorella.

E’ ormai al quarto anno accademico, ha avuto un buon riscontro dai ragazzi, considerando il periodo di crisi e il salto nel vuoto della carriera artistica?
I miei allievi degli anni passati lavorano quasi tutti. Basti pensare ad  Arianna,  a Giusi Buscemi,  ad Alex Adinolfi, a Francesco Monte, a Marylin Gallo, a Giuseppe Pisacane, a Alessio Nissolino e molti altri.  Hanno avuto tutti uno splendido impatto con il mondo lavorativo e comunque la loro è stata un’esperienza che li ha arricchiti molto.

Al regista Giulio Manfredonia è stato consegnato il secondo premio Swaroski. Il regista è anche uno dei docenti dell’accademia. Che rapporto ha con il talentuoso collega?
Giulio è un meraviglioso professionista e un Maestro di grande sensibilità e bravura, ha conquistato il cuore dei ragazzi ed è una delle firme vincenti dell’accademia accanto a Federico Moccia, Fausto Brizzi, Alberto Negrin, Fioretta Mari, Myriam Catania, Ricky Tognazzi, Fabrizio Costa, Simona Izzo Stefano Reali, Alessandro Capone, Walter Veltroni. Quest’anno avremo anche una Master class del grande Enrico Brignano. Alla fine del corso ci sono dei provini con quattro famose casting per dare ai ragazzi possibilità di lavoro futuro: Rita Forzano, Laura Pistoia, Giorgia Vidali, Simona Tartaglia.

Quali progetti futuri coltiva Rossella Izzo?
Come Produttrice un film scritto e diretto da me ‘La via di Francesco’. Quattro storie tematiche sul rapporto tre genitori e figli, sul cammino della via Francigena. Come regista una serie molto particolare, tratta da una storia vera: l’esperienza di un medico che porta dei ragazzi di un reparto oncologico a Gardaland. E naturalmente alla base il mio adorato doppiaggio.

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