Irene Fornaciari, conclusa l’esperienza sanremese 2016, inizia l’incontro con i fan negli store per presentare il suo nuovo album “Questo tempo”.

La cantante si racconta a Gente Vip e spiega com’è nato questo nuovo progetto e il suo vivere il presente, grazie al suo passato, guardando sempre avanti.

Irene, il Festival di Sanremo 2016 ha avuto ascolti altissimi, come alta è sempre l’emozione nell’affrontare il palco dell’Ariston. Come hai vissuto il tuo primo Festival di Sanremo del 2009 e questo appena conclusosi? E’ stato diverso il modo di viverlo?

Sicuramente nel 2009, essendo nei giovani, l’ho vissuto con molta più ansia rispetto a quest’anno. Al recente Festival di Sanremo ero molto più consapevole, quindi l’ho vissuto con maggior serenità, è stato bello, mi sono divertita, quindi direi che la differenza sia questa, anche se quel palco è sempre un palco difficile. C’era tanta, tanta emozione, però essendo io più grande e più matura sono riuscita a viverla con maggior serenità.

Irene Fornaciari intervista
Irene Fornaciari

Il brano “Blu” ha aperto la strada al nuovo album “Questo tempo” che hai dichiarato essere il tuo presente, cioè rappresenta il tuo lavoro, il tuo essere artista in questo momento. Il futuro lo si costruisce con il presente.

Sì, certo, ho usato questo titolo perché credo che ogni album sia lo specchio del momento in cui stiamo vivendo, quindi anche i testi, gli arrangiamenti, le melodie sono il tempo che viviamo. Diciamo che questo è il mio presente, questa sono io, è come se questo album immortalasse l’Irene di oggi, tirasse fuori tutte le sfaccettature della mia anima, in questo momento… e poi, come hai detto tu, ho sempre vissuto il presente proiettato sul futuro, anche perché sono stata sempre un po’ ansiosa. Mi sono detta che devo vivere il presente, cercare di vivere intensamente il momento in cui sto vivendo, anche perché, vivendo il presente, si riesce a costruire un buon futuro. Questo è un po’ il senso de titolo dell’album.

Ho ascoltato l’album, ho riscontrato un’emozione dall’inizio alla fine. Quanto lavoro ha le spalle questo album?

C’è stato un grandissimo lavoro durato un anno e mezzo e devo ringraziare il mio produttore, Diego Calvetti, che mi ha aiutato in questo percorso in cui abbiamo fatto una grande ricerca di sonorità, più contemporanee, più elettroniche; un grande lavoro di ricerca di brani, andando ad incontrare gli autori che sono in questo disco che sono tanti, che sono per me i più bravi che ci siano in Italia. Tra l’altro sono tutti  miei amici, che mi conoscono da sempre, che sanno il mio modo di pensare, di vivere la vita, per cui sono riusciti a “cucirmi addosso” delle canzoni bellissime. Abbiamo scritto “Il giorno perfetto”, “Un amuleto”, sicuramente le tematiche di questo disco sono molto più mature, più adulte, rispetto ai dischi precedenti, anche perché in questi anni ho vissuto delle esperienze che mi hanno arricchito, quindi risulta un album molto intenso, con tematiche più di riflessione sulla vita, più sui sentimenti umani, lasciando da parte i sentimentalismi. L’unico pezzo d’amore è “Il paradiso è perduto” che parla di un amore un po’ conflittuale, un amore che rimane sospeso, a differenza degli altri testi che sono riflessioni sulla vita.

Si può dire che “Questo tempo” sia un album sperimentale? Un nuovo modo di esprimerti?

In questi quattro anni ho suonato con una formazione semi-acustica, suonando anche nelle piazze, questo mi è servito per sperimentare ed andare a conoscere delle sfumature nuove della mia voce, anche in tonalità più basse, quindi una voce più scura e grave. Questo modo di cantare mi ha fatto capire che questa mia voce era molto più comunicativa, per cui io ed il mio produttore abbiamo lavorato molto assieme e alla fine è venuta fuori la mia personalità, molto più forte. Per affrontare certe tematiche c’era bisogno di abbandonare un po’ i virtuosismi ed andare a lavorare sull’interpretazione, sull’essenzialità.

Si può dire che questo album è anche una continuazione del pensiero del brano “Il mondo piange”, che hai cantato a Sanremo 2010 assieme ai Nomadi?

Sicuramente, già con” Il mondo piange” riflettevo sull’andamento difficile del mondo che ho proseguito in questo album con altre riflessioni.

Nel brano “Questo tempo” ho notato che c’è un po’ di malinconia, è una mia sensazione o c’è qualcosa di vero?

Sì, c’è qualcosa di vero, essendo io una persona un po’ malinconica, che non è cosa negativa anzi… essere malinconici è per me di per sé una cosa positiva. Essere malinconici vuol dire riflettere sulla propria vita. “Questo tempo” è uno dei pezzi più significativi del disco, più forti, scritto da Emiliano Cecere, Saverio Grandi, è un testo che io sento molto, un testo che cerca di mettere in luce le cose più semplici; dice praticamente che bisogna comunicare anche senza parlare, riuscire a vivere il nostro tempo andando a cercare le cose essenziali, le cose più semplici, lasciando da parte le cose che non servono a niente, quindi diciamo che è un po’ il mio motto di vita: io sto cercando di vivere in questo modo, cercando di vivere con le cose più semplici, a volte ci si distrae, la vita ci porta a voler sempre di più perdendo invece quei valori importanti che sono nelle cose più semplici. Questo è un po’ il senso della canzone io lo sento molto, perché nel momento in cui mi perdo un po’ cerco sempre di trovare il fuoco per andare poi ad apprezzare le cose più semplici della vita che sono quelle più importanti.

Ci sarà un tour?

Adesso sto facendo gli store, un tour promozionale in cui presenterò il disco. Il 28 febbraio sarò a Sinigallia, poi ci sarà sicuramente un tour questa estate in cui girerò per le piazze di tutta Italia; non vedo l’ora, perché per me il live è la realtà più comunicativa, la dimensione più importante proprio perché c’è il contatto con il pubblico, uno scambio di emozioni.

Se dico “I dieci comandamenti” cosa ti viene in mente? Come ricordi quell’esperienza?

E’ stato il mio primo grande lavoro, da lì ho incominciato a capire che il canto e la musica sarebbero stati il mio lavoro, un’esperienza bellissima che mi ha formato tantissimo, una scuola eccezionale in cui ero la più piccola di tutti nel cast  in cui i miei colleghi più grandi mi davano consigli. Poi mi sono trovata a passare dal suonare nei piccoli locali a questi parchi enormi, oltretutto non solo cantando, ma anche recitando. Nel complesso è stata un’esperienza molto forte che mi ha fatto crescere tanto.

Ricordiamo ai lettori che “I dieci comandamenti” è un musical, un kolossal prodotto dalla Guido e Maurizio De Angelis per la New Theatre e di Elie Chouraqui.

Hai un viso che esce dallo schermo, non hai mai pensato al mondo cinematografico?

Ti ringrazio molto per il complimento, ma per il momento no. Ora penso solo alla musica.

Hai in programma qualche collaborazione con altri cantanti?

Sarebbe bellissimo duettare con qualche artista italiano, ma per ora nulla.

Ti faccio una domanda che sembrerebbe banale. Ti piace cantare? Cosa senti quando componi e ti proponi al pubblico?

La musica è la mia vita, la mia ragione di vita nel senso che la musica è stato ed è tanto per me. E’ stata un’amica, una terapia che mi ha aiutato anche a superare la mia timidezza. Difficile da spiegare che cosa provo quando canto… mi sento libera, il modo migliore per esprimermi, a volte si fa più fatica a parlare che cantare, è un momento di grande sfogo, di libertà. Quando suono dal vivo il condividere le emozioni, vedere la gente che si emoziona insieme a me, è la cosa più bella che mi possa capitare, per cui sono fortunata a poter fare della mia passione il mio lavoro.

Guardandoti allo specchio, vedi te stessa, che cosa provi e che cosa pensi di te con tutto ciò che hai passato fino adesso?

Mi guardo allo specchio e  sento di avere seminato bene in questi anni , quindi sono orgogliosa di me, altre volte, essendo una persona molto pignola e perfezionista, credo di poter far meglio, ma questo è un grande stimolo per poter andare avanti e perfezionarsi.

Irene ti ringrazio per questa bellissima intervista.

Grazie a te, a tutti voi e ai vostri lettori.

Credito foto: Angelo Trani

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