Daniela Poggi intervista – L’attrice è arrivata splendida ed elegante al Red Carpet del Festival Internazionale Tulipani Di Seta Nera, quest’anno con un’apprensione in più perché protagonista di “L’amante Sjogren” uno di cortometraggi in concorso. 

La bella attrice, attualmente nelle sale con il film “Infernet” con la regia di Giuseppe Ferlito, si è presentata alla serata di gala tenutasi al Teatro Olimpico con un look davvero signorile con giacca rossa, perfettamente abbinata alle sue scarpe e un vestito scamiciato nero lungo fino al ginocchio. Nell’arco degli anni l’attrice ha sempre mantenuto un alto target di eleganza, optando degli outfit che mettono in risalto il suo portamento. Per la serata di gala, inoltre, l’attrice ha anche puntato su un’acconciatura che ha messo in risalto le dolci linee del suo viso da sempre considerato uno dei più particolari del cinema italiano. Quest’anno il Festival Tulipani Di Seta Nera è stato particolarmente importante per Daniela Poggi, in quanto l’ha vista premiata come Miglior Attrice Protagonista per il suo corto in concorso. Gente Vip l’ha intervistata subito dopo il suo ingresso sul Red Carpet.

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Daniela Poggi intervista

Di cosa parla il corto “L’amante Sjogren”, in cui ha il ruolo della protagonista e qual è la differenza con il suo ruolo in Infernet?

Differentemente da Infernet, qui parliamo di una sindrome che è quella di Sjogren e il tutto si aggira attorno alla ricerca di una diagnosi immediata. Già la storia di per sé è completamente differente. Da un lato abbiamo una sindrome, mentre dall’altro abbiamo una malattia patologia come la ludopatia. Come ben sai dalle patologie si può guarire, basta solo volerlo, il discorso cambia se parliamo di sindromi.

Come hai vissuto il ruolo di Martina nel film Infernet?

L’ho vissuto in modo molto interessante perché mi sono confrontata spesso con il regista, in quanto per me il ruolo della moglie e dalla madre doveva essere un po’ più determinante con una capacità di risoluzione maggiore. Nella sceneggiatura, invece, il regista ha voluto una donna innamoratissima di questo marito, al punto di farle credere che questo amore sarebbe riuscito a salvarli dai loro drammi.

È questo il tratto distintivo del tuo personaggio in questo film?

Beh, parliamo di una donna, ripeto, molto innamorata che comunque è presente, che appoggia il marito e lo sostiene, ma che purtroppo poi si trova a subire il suo dramma e la conseguente violenza e follia del figlio. In questo frangente Martina comunque si perde nella sua solitudine, nel tentativo di risolvere la sua situazione familiare. Parliamo comunque di una ricerca che io avrei preferito fare in modo più determinato, più vicino al mio modo di essere perché mi sono sempre considerata una donna forte, pronta a rimboccarsi le maniche e lottare.

Possiamo dire che in un certo qual modo Martina è un po’ vittima degli eventi?

Io più che altro direi che Martina è vittima di un amore eccessivo nei confronti del marito.

Cosa prevede la sua agenda per il futuro?

Dovrei partire con una tournée, ma ancora non c’è niente di confermato e sono in attesa che esca un altro film in post produzione, due web serie e un altro progetto con un attore teatrale. Insomma abbiamo un po’ di cose in pentola. Considera che viviamo in un periodo molto difficile dove devi mettere sul fuoco almeno cento pentole e di queste forse un pentolino riesci a farlo bollire.

Com’è cambiato il mondo del cinema e dei cortometraggi? 

I due mondi sono cambiati molto, perché cominciano a venir meno un po’ di soldi e di conseguenza cominciano a mancare gli investimenti. Questo comporta una poca variazione di tematiche cinematografiche, quindi tante commedie e poche storie d’amore o intime e si cerca di puntare sempre di più a dei target giovanili che poi sono gli unici che continuano ad andare al cinema. È come se si cominciasse seriamente a pensare che l’amore non fosse più vincente, preferendo più tematiche sociali, anche se ora come ora forse Jeeg Robot ha intrapreso una nuova strada. 

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