Gianfranco Butinar ha la capacità di coinvolgere mille voci, movenze e parodie attraverso imitazioni degne di nota. E’ arrivato al grande pubblico attraverso la sublime imitazione di Franco Califano che gli ha valso anche l’occasione di partecipare come protagonista alla pellicola di Stefano Calvagna. Nel 2000 viene eletto personaggio radiofonico dell’anno e ha partecipato a “Rai dire gol” e “Mai deejay gol“. I personaggi imitati da Butinar infatti appartengono per lo più al mondo del calcio nazionale. Dal 2014 è protagonista di alcuni sketch nel programma mattutino “A qualcuno piace presto” in onda su m2o. Lo abbiamo incontrato all’evento “Anzio – Moda & Bellezze” durante il quale abbiamo avuto il piacere di intervistarlo. Gianfranco Butinar si racconta a Gente Vip.

Gianfranco Butinar: “L’arte nasce quando ti accorgi che sei portato”

Gianfranco Butinar
Gianfranco Butinar con Muriel

Quando e come nasce la passione per questa difficile quanto divertente arte delle imitazioni?

L’arte nasce quando ti accorgi che sei portato e introdotto in un mondo delle imitazioni che è l’arte di percepire dei suoni da riproporre perché, come spiego spesso quando mi viene fatta questa domanda, l’arte delle imitazione è la capacità di percepire ad orecchio un suono, una particolarità della voce che poi è aiutata ancora di più dalla parodia. Se il personaggio in questione ha delle sfaccettature più o meno comiche, delle particolarità, viene tutto più facile, però per quanto riguarda l’imitazione fine a se stessa, è la capacità di percepire ad orecchio i suoni per poi riproporli  e questo avveniva già durante la scuola elementare e poi ti accorgi presto che diventi il fenomeno da baraccone con quelli che ti chiedono “Mi fai quello?” e sono finito a fare i calciatori del momento, fino alla maestra e mi riuscivano molto bene. Gigi Sabani che imitava Renzo Tortora è stato la prima icona per me, anche perchè nel mondo delle imitazioni era in auge in quel momento.

Hai dichiarato che per l’imitazione non esiste una scuola. Quali caratteristiche deve avere un buon imitatore?

Sì, secondo me non esiste una scuola di imitatori, qualcuno ci ha provato, poi ad oggi dico che è impossibile insegnare ad una persona come fare una voce. E’ chiaro che puoi insegnare ad una persona a stare sul palco, puoi insegnare la dizione, la recitazione, ma l’imitazione è un po’ a sè, quindi sono convinto non ci sia una scuola. Le caratteristiche non sono soltanto vocali, ci sono insegnanti di canto che ti possono dare dei trucchi e ti possono migliorare ma una base naturalmente già ci deve essere. Dico però che la cosa più importante secondo me è che tutti gli imitatori hanno una grande memoria, tutti i più grandi imitatori infatti possiedono una grande memoria, parlo soprattutto di memoria visiva e si tratta di una memorizzazione di vari canali, non televisivi, che tu acquisisci durante la prova e durante l’imitazione.

Sei stato eletto “personaggio radiofonico romano nel 2000/2001 e sei stato definito il più grande imitatore romano degli ultimi tempi, quali pensi siano i tuoi punti forti?

Credo che sia riduttivo definirmi il miglior imitatore romano, non perché non mi piace come idea ma perchè credo non esista una classifica. Secondo me non c’è una classifica di imitatori ma ci sono preferenze, ci sono imitatori che stimo e che reputo siano più bravi di me non perché lo siano ma perché prendo e apprendo da un collega e quindi credo che una classifica sia superflua e deleteria, secondo me è come andare a Sanremo e infatti stimo quei pochi che non ci sono andati. Per quanto riguarda il personaggio radiofonico dell’anno è stato anche grazie al programma di scherzi telefonici, che era molto bello e seguito, in cui ero accompagnato da altri due imitatori molto bravi e in quell’anno ho vinto un premio importante perché Roma spesso fa scopa con discorsi calcistici.

Nel novembre ’14 ti abbiamo visto coinvolto nel film di Stefano Calvagna nelle vesti di Franco Califano, che ricordi hai  di quella esperienza?

Un’esperienza unica perché per me è stato un esordio, ho fatto film in Francia e ho ottenuto altre parti ma mai mi era capitato di fare un film da protagonista, soprattutto per lui che ho vissuto come una persona di famiglia, infatti dico sempre che Franco Califano l’ho vissuto più di mio padre nonostante fossero quasi coetanei ma era troppo più pischello il modo di parlare, di vivere, di fantasticare del maestro Califano. Per me è stato un onore interpretare tale dimensione umana e artistica e credo di aver superato la prova, nonostante le difficoltà del film che è stato fatto con pochi soldi e con pochi mezzi e quei pochi mezzi sicuramente aumentavano la difficoltà e gli ostacoli, sempre più difficili da superare. Su 20 giorni in cui dovevamo girare in ben 3 ci sono stati nubifragi, abbiamo girato in inverno,  che invasero Roma e dintorni. In quella fase abbiamo sposato l’idea di fare una pillola, perché quando si parla di terza vita mi sembra un po’ troppo e poi per la vita di Califano non bastano 20 film e quindi Califano è come l’amore insegna ma non si fa imparare. E’ stata un’esperienza magnifica nonostante io non ami il cinema perchè mi sembra tutto più falso rispetto al teatro. Sono nato per il brusìo del teatro e del dietro le quinte.

Tra i tanti personaggi imitati ce n’è qualcuno al quale sei particolarmente legato?

Io ho molto rispetto per i colleghi ma non amo imitare i personaggi che sono stati importati in maniera sublime, quindi non farò mai Alberto Sordi dopo averlo visto fare da Max Tortora, i Papi dopo averli visti fare da Massimo Lopez, Lotito fatto benissimo da Max Giusti, con un’imitazione che reputo sia stata geniale e quindi non vorrei che le stesse cose venissero fatte con me. Io ad esempio ho Califano e sono colui che non dico di averlo fatto meglio ma sono avvantaggiato per averlo conosciuto personalmente e artisticamente in 22 anni trascorsi insieme. Parlo poi di personaggi fatti per la prima volta come Del Neri. Quindi non è che se ho fatto prima Del Neri gli altri non lo devono fare, non ho il copyright e accetto tutto, però i personaggi a cui sono più legato sono quelli: Del Neri, De Gregori, Balotelli, Cassano, Totti, per quest’ultimo sono stato il primo non a farlo ma a farlo bene.

Nella vita televisiva ridi e coinvolgi tutti col buon umore, nella vita privata sei allo stesso modo o più riservato?

Nella vita privata sono Gianfranco Butinar, per fortuna non sono un attore ma un imitatore e vivo all’istante. Sto vivendo un buon periodo da un anno e mezzo quindi spero di continuare in questo stato di forma psicofisica eccellente dovuta alla professione che va bene e alla magia della persona che mi è accanto.

Che rapporto ha Gianfranco col sentimento dell’amore?

Io ho più dubbi della parola dubbio e invece quando si è coinvolti in una situazione così bella c’è una soddisfazione tripla, ancora maggiore. Io sono uno che non crede, sono un pessimista o meglio un ottimista ben informato, mi aspetto in generale poco e per questo sono ancora più felice.

In quali progetti futuri ti vedremo coinvolto?

In futuro non lo so perché sia nella vita che nell’amore che nella professione uno deve sempre vivere senza programmare. Si parla ma secondo me niente è bello come vivere live e vedere ciò che succede, magari c’è una proposta di lavoro domani ma non ho fretta e detesto le meteore che durano il tempo di un’idea e quindi son convinto che questo mio crescere ogni anno col lavoro e come uomo mi porta a stare bene senza cercare per forza un programma in prima serata, anche se poi la gente pensa anche che prima o poi debba avvenire, che sia alla mia portata ma non la vivo come un’angoscia. Per me la prima serata è stare con Muriel che è la mia compagna.

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