Intervista a Fioretta Mari – L’attrice torna al cinema con il film Edhel, diretto da Marco Renda. La pellicola si preannuncia già come un successo, grazie al cast composto da grandi nomi come Lidia Vitale, Roberta Mattei e Fioretta Mari.

Tanti auguri di buon compleanno a Fioretta Mari che oggi spegne 66 candeline. Dopo una lunga serie di successi conquistati tra cinema, teatro e televisione, torna ancora una volta nelle sale cinematografiche. Di recente abbiamo avuto modo di ammirarla al cinema in film come “Ballando in silenzio” e “A sud di New York”. In entrambi i casi Fioretta Mari è stata promossa a pieni voti dalla critica cinematografica. Nonostante il suo sorriso smagliante e una certa inflessibilità, Fioretta Mari nasconde qualcosa di triste nel suo passato. In conferenza stampa della presentazione del film Edhel, svolta a Roma qualche giorno fa, Gente Vip ha avuto il piacere di intervistarla.

Fioretta Mari Edhel film
Fioretta Mari

C’è qualcosa di intimo che la lega particolarmente a questo film?

Certo. C’è una cosa che nessuno sa, compreso il mio regista: io sono stata vittima di bullismo. In quegli anni mi trovavo in collegio e le autrici di questi atti erano proprio la preside e una mia compagna. È stata un’esperienza così tanto forte, che ancora oggi ricordo il nome della ragazza. All’epoca questa ragazza prese un libro, l’ha portato alla preside e ha detto: “Guardi cosa scrive la Fioretta”. In quel libro però c’erano tutte le parolacce possibili e inimmaginabili che io avevo sentito in quel momento. Ricordo che andai dalla preside in ginocchio, giurando che non ero stata io. Soprattutto perché non conoscevo neanche il significato di quelle parole. Avevo nove anni e mi ha fatto stare in ginocchio, nella mia camerata a Firenze in pieno inverno, sul pavimento in marmo. Bene la preside che interpreto in Edhel è stronza come quella che avevo io in collegio.

Quanto è importante questa tipologia di film per comunicare con i ragazzi, facendogli capire anche come difendersi?

Sono assolutamente basilari, perché solo noi del mondo dello spettacolo possiamo far prendere coscienza al pubblico. L’artista ha sempre messo in evidenza la verità, inoltre è sempre stato portatore di cultura. Sfatiamo il mito che l’artista porta solo tette e culi. 

Quindi l’artista continua ad avere il ruolo di forma mentis?

Esattamente, quello che spesso dice l’artista difficilmente possono dirlo altre persone. Noi riusciamo a fare arrivare dei messaggi in modo diretto, perché noi dobbiamo essere delle persone integerrime.

In questi anni la produzione cinematografica e televisiva si è intensificata sulla realizzazione di opere forma mentis. Per lei si nota già qualche cambiamento?

Sì, i cambiamenti ci sono e si vedono, perché noi artisti portiamo la bandiera della verità. Anche Edhel si muove su questi parametri. Parliamo di un film straordinario che farà molto discutere, perché tanti ragazzi si rispecchieranno in lei. A volte la crudeltà dei ragazzi non conosce limiti. Figurati che mia figlia quando era piccola veniva chiamata “quattrocchi”. Ma oltre questo veniva insultata con frasi tipo: “sei brutta, per questo i tuoi genitori si sono separati”. Infatti penso che se non ci avesse pensato Marco a scrivere Edhel bisognava comunque inventarlo. 

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