E’ stato uno dei primi timonieri del Make Up italiano riconosciuto anche all’estero Diego Dalla Palma. Il noto look maker nato a Enego ha affrontato prima gli studi come costumista e scenografo nella caotica ma brulicante di moda e tendenza Milano e successivamente quelli di Make Up; campo nel quale negli a seguire dimostrerà di non avere rivali. Nel 1978 apre il Make Up Studio, un laboratorio d’immagine a Milano e da lì a breve nasce anche la personale linea di cosmetici. Autore di diversi romanzi tra i quali l’autobiografia “A Nudo!” Diego Dalla Palma, dopo aver sigillato l’esperienza della prima edizione del talk show di Rete4 “Nessuno mi può giudicare”, in cui si affronta in sinergia la bellezza estetica e umana delle ospiti in studio, si racconta in esclusiva su GenteVip.

Diego Dalla Palma intervista esclusiva a GenteVip
Diego Dalla Palma intervista esclusiva a GenteVip

Diego Dalla Palma Nessuno mi può giudicare: “L’ospite che mi ha affascinato di più è stata Paola Concia”

“Se uno ci crede davvero da un suo abbraccio nasce un’onda di energia”. Ha dichiarato di aver usato nella sua vita più carezze che ombretti, lasciando trapelare un sensibile e umano Diego Dalla Palma, cosa può dirci al riguardo?
Al riguardo c’è poco da aggiungere, sono stato più attento agli aspetti psicologici che a quelli tecnici nella mia professione. Ho basato la mia professione così, sia nel trucco che quando ho fatto il costumista. Ma anche nel modo di scrivere antepongo il sentimento alla forma della scrittura. Sono molto istintivo in tutto questo, e ciò mi ha aiutato umanamente a sentirmi a mio agio.

Ha affrontato il mondo del Make Up quando era ancora un campo inesplorato, lontano dai video tutorial di You Tube e dagli aspiranti blogger. Quanto è stato difficile far emergere la propria passione lontani dal potente mezzo della rete?
Difficilissimo, perchè i mezzi di comunicazione erano limitatissimi. Quindi difficile, soprattutto e molto spesso umiliante e con una problematica terribile che è la mancanza di costanza perchè all’epoca i mezzi erano quelli e facendo il costumista per uno sceneggiato televisivo, dopo mesi non avevi la possibilità di lavorare, le possibilità erano poche e il teatro già allora non pagava molto. Io sono stato fortunato perchè ad un certo punto ho alternato scene e costumi con il MaKe Up.

Milano è patria della moda e del buon gusto. Ha dichiarato in una recente intervista che la città ha perso genuinità e rapporto umano, crede che l’episodio si sia registrato solo nella capitale lombarda?
No, sono dell’avviso che il Sud ha una particolarità che il Nord non ha e cioè il rapporto umano e il calore umano che al Nord io sento meno. Ovviamente è presente anche al Nord ma in linea di massima lì si pensa soprattutto alla produttività, agli aspetti professionali, a ciò che si rappresenta nella società; io invece sono dell’avviso che servano palpiti e situazioni che vanno considerati dopo le diciassette, dopo il lavoro. Tanto è vero che io ho scelto di vivere al Sud per un motivo ben preciso, perchè amo questo metodo di vivere che non termina alle diciassette.

Il lato prepotentemente estetizzante ha lasciato che morissero i valori umani e la cultura a favore di un bel viso, di un abito firmato, di un aperitivo chic. Qual è la posizione di Diego Dalla Palma di fronte a tutto ciò?
Di tenerezza per chi ne vive scuotendo la testa perchè la vita non è questa, la vita è ben altro. Anche io ho vissuto di questo, anche io ho vissuto di aperitivi, di mondanità, anche io ho vissuto il percorso di un certo esibizionismo, poi la vita mi ha regalato la consapevolezza, consapevolezza che tutto passa, che le persone che ti applaudono poi smettono di applaudirti, che le luci si sfumano e poi si spengono, che oggi ci sei e domani non ci sei più e che se hai un bisogno estremo purtroppo le persone che ti stanno accanto sono rare e quindi questo, valutando gli aspetti del mondo dello spettacolo e della moda, ti appare come una inutile perdita di tempo. Tutto questo è il nulla, è fumo negli occhi.

Una vita all’insegna delle tendenze opposte. Ha dichiarato più volte di essere andato controcorrente, un pò come sua madre. Nel tempo dell’omologazione è importante non perdere di vista la propria individualità, quali sono i pregi e i difetti di questa caratteristica?
I difetti di seguire un proprio stile è una fatica maggiore, l’originalità è una fatica maggiore, così come l’atipicità, ma ciò ti dà dei risultati strepitosi nel tempo e quello che rappresenti, poco o tanto che sia, ti resta incollato addosso. Io ho un mio motto “piacere tanto a pochi e non poco a tanti” quindi questo è più difficile perchè crea inimicizia.

“Nessuno mi può giudicare” nuovo talk show di Rete4 che l’ha vista protagonista. Quali sono stati secondo lei i punti forti del programma e quali sono invece quelli da migliorare?
Quelli da migliorare sono nell’ordine: una sigla più incisiva, io che devo essere più determinato, un’impronta iniziale più grintosa e creare i presupposti affinchè la gente non viva solo di buonismo e non dica solo cose piacevoli ma anche cose piuttosto scomode per i personaggi che sono in studio.

Cristina De Pin, Eva Robin’s e molte altre sono state ospiti del programma. La difficoltà maggiore nel lavorare circondato da prime donne?
La difficoltà è che spesso hanno delle caratteristiche già consolidate, hanno le loro idee sulle quali puntano: dalla quotidianità alle loro opinioni, hanno già una personalità consolidata molto forte e molto precisa. Il vantaggio è che incontro personalità che in qualche modo ce l’hanno fatta, quindi una persona che ha succcesso nella vità, è una persona interessante anche se ha un passato negativo, perchè se si arriva ad aver avuto un consenso nella vita, se si arriva ad aver avuto notorietà o meglio ancora il successo attraverso il merito, è molto bello rimanere attenti e a volte anche rapiti di fronte ai perchè e alle spiegazioni. Degli ospiti quella che mi ha lasciato più affascinato è indubbiamente Paola Concia per la sincerità, la profondità, la sensibilità e il fascino.

Due pareri discordanti hanno prepotentemente affrontato, in positivo e in negativo, la sua conduzione. Lei come ha vissuto l’esperienza?
Sempre positivamente, io ho ringraziato anche due giornalisti che hanno scritto negativamente, rispettivamente del Fatto Quotidiano e di un blog, e ringrazio sempre quando nelle critiche c’è dentro qualcosa di buono. Se la critica è solo fine a se stessa e non dà delle indicazioni allora no. Io tendenzialmente non mi imbufalisco, nè amareggio, di fronte alle critiche, cerco di leggerla due, tre, quattro, cinque volte, dopodichè comincio a capire dove questa persona ha ragione, dove il critico ha la possibilità di aver detto qualcosa di interessante che non può che migliorarmi, ma in linea di massima lo faccio con molta umiltà. Col tempo inoltre sono sempre più disponibile alle critiche che agli elogi.

Oltre alla seconda edizione di “Nessuno mi può giudicare”, in quali progetti sarà impegnato Diego Dalla Palma?
Viaggi, viaggiare. Il mio prossimo programma è l’India e vorrei contemplare un po’ di viaggi: la Polinesia francese, l’India, insomma un po’ di paesi che mi facciano anche, in qualche modo, riflettere ulteriormente, che mi diano serenità, che mi diano equilibrio, il senso della pace con me stesso.

Credito foto: Marco Marré Brunenghi

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