La simpatica e ironica attrice Annalisa Aglioti  è stato uno dei personaggi più amati della trasmissione Colorado e ha debuttato al cinema l’anno scorso con le commedie “Confusi e felici” di Massimiliano Bruno e “Basta poco” di Muzzi-Paoletti nel ruolo di una vigilessa cattivissima; ora è al lavoro sulla creazione di due nuovi personaggi comici. Inoltre la vedremo nel cortometraggio “Anatomia di un amore“, nei panni di una ragazza che aiuterà la sua migliore amica a superare un inaspettato tradimento e ad accettare la fine di una tormentata storia d’amore. Il corto è stato presentato lo scorso ottobre alla Festa del Cinema di Roma dalla regista Manuela Tempesta che ha guidato sul set anche gli altri attori: Alessandro Tersigni, Nadia Kibout ed Elisabetta Pellini, che è anche la produttrice del progetto insieme a Gianluca Cerasola Morol S.r.l. Annalisa Aglioti si racconta a Gente Vip.

Annalisa Aglioti intervista esclusiva a Gente Vip
Annalisa Aglioti

Durante la Festa del Cinema di Roma è stato presentato il cortometraggio “Anatomia di un amore”, diretto da Manuela Tempesta: puoi parlarci del tuo personaggio in questo progetto?

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Annalisa Aglioti intervista

In questo corto interpreto la migliore amica della protagonista nonché la sorella dell’uomo che l’ha profondamente ferita nei suo sentimenti al punto da alterare completamente la sua percezione e visione della realtà. Il mio personaggio sarà quella che l’aiuterà a tornare in se stessa e riportarla nel qui ed ora del presente della sua vita. E’ quindi una donna capace di tirar fuori uno spirito pratico, razionale, concreto e sicuro di sé per aiutare veramente la sua amica. Trovo che questo sia un aspetto molto interessante di questa sceneggiatura perché rispecchia molto quello che succede spesso nella vita: a volte ti aiutano di più delle persone che pur empatizzando davvero con la tua crisi o sofferenza ti scuotono e ti dicono delle cose forti e semplici perché si rendono conto che questo è quello che ti serve in quel momento. Ecco, credo che questo sia stato il senso del mio personaggio per come l’hanno immaginato e scritto Elisabetta e Manuela. Se poi sono riuscita a renderlo questo sinceramente non lo so, spero di essermici avvicinata il più possibile ma non sta a me dirlo.

E’ stato difficile passare dal palcoscenico di Colorado alla recitazione?

In realtà molta gente e anche molti colleghi sono convinti che far ridere sia facile e che tutto quello che si vede in queste trasmissioni siano cose di serie b rispetto a quello che fanno gli attori che si danno da soli la A maiuscola. A parte rarissimi casi, in tutte queste trasmissioni tutto il cast è formato da attori bravissimi, spesso diplomati nelle migliori scuole di recitazione e che vengono da lunghissimi anni di gavetta teatrale e dal vivo. Attori e attrici creativi e spesso autori di se stessi insieme agli autori del programma, che sono in grado di inventarsi dei personaggi e dei monologhi efficacissimi in cui il pubblico si identifica e si affeziona moltissimo. E’ molto facile e semplicistico considerare il cabaret qualcosa di serie b ma io penso invece che sia una forma d’arte altissima e potente che richiede un grandissimo sforzo di sintesi e di perfezionamento costante. E’ come una canzone, in pochi minuti, spesso davvero cronometrati, devi far capire al pubblico chi sei, farlo entrare nella tua prospettiva comica e farlo ridere. Dietro un personaggio o anche dietro a delle battute spesso ci sono mesi di lavoro di cesello, quasi artigianale per portarle alla massima immediatezza. Inoltre, checché ne dicano magari colleghi che si sentono arrivati, la comicità è stata ed è per tutti un’immensa possibilità di farsi conoscere, conoscere autori, registi, insomma entrare e cominciare a lavorare da zero per artisti che magari non sono né figli d’arte, né parenti e amici di nessuno. Grandissimi attori hanno cominciato così e se non avessero raggiunto quella popolarità attraverso le trasmissioni della Dandini, o Zelig ed altre non avrebbero poi fatto film e tournée teatrali perché il pubblico non li conoscerebbe e nessun produttore investirebbe su di loro. Quindi, per rispondere alla domanda, dico che è stato difficilissimo per me interpretare il personaggio del corto, ma non perché ho fatto Colorado, ma perché venivo da un set di un film dove avevo un personaggio molto diverso, perché ho tanto da imparare ancora in questo lavoro e perché non avevo mai interpretato un personaggio così forte in grado di aiutare qualcuno e di non lasciarsi travolgere dall’empatia. Mi è piaciuto moltissimo sfidarmi anche perché penso che questo tipo di personaggio sia molto coerente con la mia fisicità.

Questo corto ha regalato l’immagine di un cinema nuovo, che utilizza tecniche diverse per trasmettere un’emozione diretta, un disagio sentimentale: secondo te, parlare delle sofferenze d’amore oggi è ancora così difficile?

Sì è sempre difficile parlare delle sofferenze d’amore, perché l’amore è un sentimento eterno ed eternamente capace di infinite e diverse espressioni, un mistero inesauribile di ispirazione per tutta l’arte in generale dalla notte dei tempi fino alla fine del mondo se dovesse mai esserci.

“Anatomia di un amore” racconta la storia di un sentimento che finisce: hai qualche rimpianto per qualche tua storia passata andata male?

Per fortuna no, in passato ho anche sofferto moltissimo per amore ma ora con il senno di poi, dico che è valsa sempre la pena di vivere sempre fino in fondo nel bene e nel male le persone che hanno fatto parte della mia vita. Inoltre non ho rimpianti perché io non ho mai risparmiato e non risparmio mai di comunicare il mio amore alle persone. Anche a costo di sembrare troppo sentimentale ho sempre detto e fatto tutto quello che mi passava dal cuore. Diciamo che ho fatto e faccio spesso delle vere e proprie dichiarazioni d’amore, anche ai miei amici del cuore.

Nel cortometraggio viene evidenziata la confusione emotiva della protagonista, che con difficoltà cerca di reagire alla delusione amorosa: cosa trovi di diverso tra Giulia di Manuela Tempesta e la tua “Moglie modello”?

La moglie modello è un personaggio che si annulla completamente di fronte alle aspettative del mondo maschile, è un concentrato di autolesionismo, ha a tal punto assorbito tutte le sofferenze e le delusioni da essersi costruita un’identità che non le permetta più di essere abbandonata: fare tutto quello che un uomo si aspetta da lei. Quindi è come se non soffrisse più perché si è costruita una sua realtà illusoria dove tutto va bene e si dice sempre “sì caro”. Giulia invece è una donna immersa nella sua sofferenza e nel suo abbandono, ha appena subito un fortissimo trauma che porta certo anche lei a rifugiarsi in una realtà immaginaria ma in questa realtà, reagisce, si vendica e vuole liberarsi dal suo dolore.

Se tu, come la protagonista del film, scoprissi un tradimento del tuo partner, come reagiresti?

Purtroppo ho pochissima tolleranza sull’argomento e quindi credo che indicherei la porta di casa immediatamente al mio partner con richiesta di fare le valige il prima possibile.

Tre motivi per vedere “Anatomia di un amore”.

Perché Elisabetta e Manuela sono due artiste e donne meravigliose, perché racconta visivamente i labirinti profondi che può fare l’animo e l’immaginazione umana sotto l’effetto di una fortissima sofferenza emotiva e poi perché è un progetto scritto e diretto solo da donne!

Quando interpreti la “Moglie modello” in Colorado hai un rapporto diretto con un pubblico e reciti da sola; come è stata l’esperienza di collaborazione con gli altri giovani attori, come Elisabetta Pellini, Alessandro Tersigni, Giovanni Maria Buzzati e Nadia Kibout?

Sul set io ho incontrato solo Elisabetta e lavorare con lei è stata un’esperienza umana indimenticabile e dolcissima. Quel giorno quando sono arrivata sul set ero molto tesa, per il poco tempo che avevamo e per la paura di deluderla e non essere all’altezza del personaggio. Lei, con tutto che era presa dal suo personaggio e dalla sua interpretazione, ha saputo trovare il tempo e le parole giuste per rassicurarmi e farmi sentire a mio agio.

In tutti i tuoi lavori è sempre presente il tema dell’amore: quanto è importante questo sentimento nella tua vita?

Fondamentale come per tutti credo. Però non parlo dell’amore che ti travolge e ti annienta come succede nel corto ma di un amore saggio e sicuro che mi permetta di essere nelle condizioni mentali di serenità per creare, lavorare e fare sempre dei piccoli progressi come artista e come donna.

La qualità che preferisci in un uomo?

La sensibilità e quindi di conseguenza la capacità di dare importanza e valore affettivo alle piccole cose di tutti i giorni che compongono una vita e alla sua compagna con cui ha deciso di condividerla tutta o una parte. Inoltre non deve avere nessun difetto del maschio italiano tradizionale, deve essere un uomo moderno, indipendente, non mammone, efficiente in casa, che non guarda il calcio e che rispetta e desidera davvero il percorso di crescita personale e professionale della sua compagna.

Qualcuno sosteneva che “non si sceglie una persona accanto per peggiorare la propria vita, ma per migliorarla”. Condividi, o pensi che a volte bisogna accontentarsi?

Condividi, o pensi che a volte bisogna accontentarsi? E’ una domanda bellissima e complessa. E’ vero, una relazione duratura e sempre viva deve avere la capacità di migliorarti la vita e di farti cresce come dicevo prima. Ma spesso si confonde questa verità con l’immagine di un uomo di potere, magari più avanti di te nella carriera, che ti può far “svoltare” come dicono tanti, ti può aprire nuove strade. Questo non è sempre vero, qualche volta si può dire invece che alcune persone, che hanno una carriera di potere e una brillantissima posizione professionale, sono uomini molto egocentrici e narcisisti che vogliono accanto una donna che stia nell’ombra, di cui diventare l’unico scopo della vita e che non reggono il confronto con una donna autonoma e piena di progetti e iniziative. Credo quindi che non ci si debba fermare ad una visione esteriore ma riflettere sul fatto che, a volte, avere accanto un uomo che ti ama e ti rispetta può essere già di per sé una inesauribile fonte di felicità e di miglioramento.

Ti sei laureata in lettere con 110 e lode: studio, pazienza e determinazione. Pensi che siano queste le armi vincenti delle donne di oggi?

Sì, assolutamente, insieme a una forte dose di autoironia.

Pirandello sosteneva che siamo tutti delle maschere e che ognuno di noi è “Uno, nessuno, centomila”; chi è Annalisa Aglioti fuori dallo schermo?

Ti rispondo citando De André. Una sua canzone diceva “Quand’ero piccolo mi innamoravo di tutto”. Ecco io lo faccio anche da grande.

Nei tuoi progetti futuri pensi ancora al cinema?

Sì! E’ davvero il mio grande sogno in questo momento! Ho anche scritto il mio primo soggetto per un cortometraggio e per ora gli amici e le amiche che l’hanno letto l’hanno trovato molto emozionate. Spero di poterlo portare avanti e di trovare uno sceneggiatore o sceneggiatrice che voglia scriverlo con me.

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