E’ una persona decisamente carismatica l’ ex tamarro Manuel Ribeca. Non per nulla ha di recente conquistato Miami con la sua musica ed è pronto a lanciarsi in nuove sfide professionali, per lo più legate al mondo delle sette note…

Manuel, recentemente hai riscosso un grande successo a Miami grazie alla tua musica… Che cosa ami particolarmente di quella città?

Per prima cosa vorrei sottolineare che Miami è una città dalla grandi- per non dire enormi- possibilità- dove ho avuto l’onore e il piacere, grazie a delle conoscenze in loco, di poter suonare e aprire dei party molto importanti dove tra l’ altro suonavano i migliori dj al mondo. In sostanza sono andato lì soprattutto per confrontarmi e per vedere se effettivamente fossi aggiornato sui generi musicali che vanno per la maggiore. Diciamo che ora, con il senno di poi, posso tranquillamente dire che non c’è posto migliore che la Miami Music Conference dove si radunano tutti i più forti artisti, dj e produttori del momento. Infine devo ammettere con un pizzico di personale fierezza di essere pure io al passo con i tempi!

Manuel Ribeca dj: Samsara Beach di Gallipoli

Quindi in sostanza credi che musicalmente parlando l’ America sia più avanti di noi?

In realtà credo che l’ America sia più avanti di noi in tante cose. Per carità, io amo molto l’ Italia che è il mio paese, ma devo comunque ammettere che possiede una mentalità molto chiusa rispetto a quella che vige in America. E questo atteggiamento influisce chiaramente anche nel modo di fare musica.
In America- per esempio- esistono diversi generi musicali e inoltre le più grandi popstar del momento come Madonna, Rihanna e Uscher Ne Yo collaborano ed escono con dischi nuovi, interamente creati da dj produttori. E questa è una cosa che in Italia non è attualmente possibile, se non molto raramente.

L’ Italia a quale livello è oggi?

Sta vivendo una frase transitoria e non possiede quindi una sua identità ben precisa.

Tu ora sei un dj decisamente quotato, ma quale è stato il tuo percorso artistico e lavorativo che ti ha portato a questo livello?

Il mio percorso per arrivare a questo punto arriva da molto lontano: io frequento le discoteche e il mondo della notte da quando ho quattordici anni e da quando ne ho diciassette ci lavoro. Un po’ più grandicello ho anche fondato assieme ad altri cinque ragazzi tra cui alcuni dj e dei ballerini un gruppo denominato Icetrend che poi è anche il mio nome d’ arte.
Pian piano abbiamo incominciato ad organizzare belle serate animando i locali con musica e danze, puntando soprattutto al coinvolgimento del pubblico femminile.
Con questo gruppo ho avuto la possibilità di girare i migliori club in tutta Italia e pure ad Ibiza. Inoltre -sempre grazie a questa mia esperienza lavorativa- sono riuscito ad avere una conoscenza musicale molto vasta e ad assistere all’ evolversi dei generi musicali.

Il grande pubblico ti ha però conosciuto grazie a Tamarreide. Ora con il senno di poi ci parteciperesti nuovamente?

Guarda, all’ inizio non volevo parteciparvi perché non mi andava di essere etichettato come un tamarro, ma poi sono stato contento di aver vissuto quella nuova esperienza. Diciamo conservo bei ricordi di quel periodo, soprattutto perché la gente mi ferma ancora oggi per strada e nei locali per capire davvero chi sono al di là del programma.

Ma che cosa bisogna fare secondo te per riuscire a rimanere sulla cresta dell’ onda per tanto tempo?

Per rimanere sulla cresta dell’ onda bisogna saper fare qualcosa e saper essere carismatici e “trascinatori” con le persone, dimostrando che la tv ti dona sì una spinta mediatica non indifferente ma poi a crearsi un personaggio che sia differente da tutti quelli che si sono già visti in passato ci devi pensare tu!

E ora che tu la fama l’ hai ottenuta e che vai forte artisticamente parlando, quali altri traguardi vuoi raggiungere?

Ora sto lavorando ad alcuni progetti musicali e spero di uscire presto con un disco tutto mio . In più sto creando un gruppo assieme ad altri tre dj che già producono e sono pure molto quotati in Italia che si chiamano Simone Farinelli, Marco Bartolucci e Fabrizio Vignaroli. In sostanza abbiamo l’ idea di essere i nuovi Swedish House Mafia, quindi un prodotto decisamente potente ma made in Italy!

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