Vallettopoli: Bancarotta fraudolenta e frode fiscale, queste le accuse che hanno portato a una nuova condanna per Fabrizio Corona, 4 anni di reclusione, la più alta delle tante inflitte al ’fotografo dei vip’, già condannato, tra l’altro, per estorsione, corruzione e spaccio di banconote false e che ora rischia sempre più di tornare in carcere, qualora arrivassero per lui condanne definitive in Cassazione.



Esce, invece, dal procedimento milanese con al centro una maxi-evasione fiscale da 17 milioni di euro e che si è concluso oggi davanti al gup Federica Centonze, il suo “vecchio” amico di tanti anni trascorsi in mezzo ai vip Lele Mora, indagato anche nell’ inchiesta sul caso Ruby. Il gup, infatti, ha dato ragione al legale del talent scout, l’ avvocato Nicola Avanzi, dichiarando l’ incompetenza territoriale dei magistrati milanesi a decidere. Per Mora, che è accusato solo di reati fiscali – un’inchiesta per bancarotta a suo carico per il fallimento della Lm Management è ancora aperta – la competenza è del Tribunale di Bergamo, perchè, come ha stabilito il giudice, è a Treviglio che ha sede legale la società.


Il gup, dunque, ha trasferito gli atti alla Procura di Bergamo, mentre ha accolto “in pieno” la richiesta di condanna a 4 anni formulata dai pm di Milano Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci per Corona, accusato anche di bancarotta per il fallimento della sua agenzia, la Coronàs. Una condanna questa che arriva dopo quella a 1 anno e 5 mesi in appello per i presunti foto-ricatti ai danni di alcuni vip, a cui si aggiunge quella a 3 anni e 4 mesi per estorsione nei confronti di David Trezeguet e quella a 1 anno e 8 mesi per corruzione di una guardia carceraria, più alcuni patteggiamenti, tra cui quello a un anno e mezzo di reclusione davanti al Tribunale di Orvieto per detenzione e spaccio di denaro falso. Guai giudiziari che potrebbero, mano a mano, accumularsi con sentenze definitive e col rischio per l’agente fotografico di dover tornare in carcere. C’era già stato ai tempi del “ciclone Vallettopoli”. E proprio dall’indagine della Procura di Potenza era nata, nel febbraio 2008, l’inchiesta sulla maxi-evasione fiscale, i cui atti erano stati trasmessi prima a Genova e poi a Milano.



Stando alle indagini della Guardia di Finanza di Milano e dei pm Fusco e Carducci, infatti, sarebbe stato l’imprenditore genovese Marcello Silvestri (lui e altri 3 imputati hanno patteggiato pene che vanno dai 9 mesi ai 2 anni) a darsi da fare per reperire le fatture false con cui evadere le imposte. L’inchiesta nei mesi scorsi era balzata agli onori delle cronache soprattutto perchè, in un interrogatorio davanti ai pm, Lele Mora, per giustificare un esborso di 3 milioni di euro, mise a verbale di avere avuto una «relazione» con Corona. La Lm Management e la Corona’s, tra il 2005 e il 2007, avrebbero evaso rispettivamente 4 milioni di euro e 3,8 milioni. E Corona avrebbe poi anche distratto 6 milioni di euro dalle casse della sua agenzia. Soldi che in parte, secondo l’accusa, sarebbero stati portati a San Marino e riciclati attraverso “schermi societari”. I pm milanesi le scorse settimane sono riusciti a recuperare proprio da San Marino 1,2 milioni di euro a lui riconducibili.


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