Ormai in molti si sono espressi e si stanno esprimendo sul caso e sulla scarcerazione di Fabrizio Corona. I profili social dell’ex-fotografo pullulano di commenti entusiastici e di lieti “bentornato”. Fabrizio, ora affidato alla comunità Exodus, ha potuto riabbracciare suo figlio Carlos, rivedere sua madre e i suoi amici. Un cambiamento radicale rispetto alla condizione psicofisica cui il carcere lo aveva indotto. In merito a questo si è espresso Don Antonio Mazzi, responsabile della struttura che ospita attualmente Corona. Il suo invito, in effetti, è quello di smettere di speculare sugli avvenimenti riguardanti Fabrizio e di trarre dalla sua esperienza lo spunto per una riflessione di più ampio respiro. Alcune tematiche delicate e importanti sono quelle di cui Don Mazzi si fa portatore e difensore, nell’ottica di una giustizia che non punisca in questo modo ma che riabiliti.

don mazzi exodus
Don Mazzi (foto)

Don Mazzi a favore di un sistema più auto-educativo e meno carcerario

“Sto assistendo, da anni, Corona perché è una storia come tante altre, ma è proprio partendo da questa ultima storia, che vorrei discutere su alcuni temi che ho fissi in testa da sempre. E sono: l’abolizione dei carceri minorili e sostituirli con strutture non carcerarie, con educatori preparati che permettano alla gente che ha sbagliato tanto, di “pagare” gli sbagli in luoghi, modi e tempi non repressivi ma rieducativi. In Italia siamo in tanti pronti per questa esperienza interessante, umana da sviluppare in strutture normali. I ragazzi che hanno sbagliato tanto non devono peggiorare ma migliorare attraverso progetti, attività, studio, arte, sport, musica e lavoro”.

Don Mazzi: il trattamento riservato a Fabrizio Corona è stato per lui ingiusto

Queste le sue dichiarazioni su Famiglia Cristiana circa la necessità d’imparare a concepire la giustizia come rieducazione e non come semplice dispensatrice di pene più o meno eque. Questi sono principi cui Don Mazzi si rifà da molto tempo, cercando di condurre l’attenzione su di essi con discorsi tanto quanto con atti pratici, come la sua comunità dimostra. L’uomo parla di un un modo “meno carcerario” e più “auto-educativo e profondo” per aiutare queste persone senza però negare l’esistenza dei loro pesanti errori. Anche riguardo Fabrizio, Don Antonio non si sogna neppure di occultare i suoi misfatti o di giustificarli in alcun modo. Questo però non significa che il trattamento a lui riservato sia stato corretto:

“È vero che Corona non è un minore e un adolescente, che ha fatto cretinate inspiegabili e smargiassate infinitamente stupide. Ho parlato a lungo con lui di queste cose. La giustizia, però, l’ha trattato in modo assurdo. Ed è per questo che approfitto del caso per partire da lontano e mettere sul tavolo l’intera situazione carceraria italiana minorile e non minorile”

Due cose sbagliate, insomma, non ne fanno una giusta. E su questa linea di pensiero Don Mazzi porta avanti la sua causa.

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