Una strana coppia è apparsa sul red carpet della Festa del Cinema di Roma. Stiamo parlando del regista americano Wes Anderson, conosciuto dal grande pubblico per film come Grand Budapest Hotel e Moonrise Kingdom e la scrittrice Donna Tartt, vincitrice nel 2014 del Premio Pulitzer per la narrativa con il romanzo Il cardellino. L’inedita coppia si è concessa all’affetto dei fan e all’attenzione dei fotografi presenti lungo il red carpet ed è apparsa sorridente e rilassata. Completo in velluto color marrone per il regista e look maschile anche per la scrittrice. La Tartt, infatti, ha scelto di indossare una giacca a quadri suoi toni del blu e del verde, una camicia a righe, pantaloni neri aderenti e anfibi scuri ai piedi, il tutto arricchito da un tocco di colore proveniente dal rosso vivace della sua cravatta.

Donna Tartt e Wes Anderson festival di roma red carpet foto
Donna Tartt e Wes Anderson
Donna Tartt, Wes Anderson e Antonio Monda red carpet Festa del Cinema di Roma
Donna Tartt, Wes Anderson e Antonio Monda

Wes Anderson e Donna Tartt si sono ritrovati a chiacchierare in compagnia di Antonio Monda su diversi temi cinematografici, in particolar modo sul cinema italiano. Anche loro, proprio come un altro ospite d’eccezione di questa decima edizione della Festa del Cinema di Roma, Paolo Sorrentino, hanno scelto alcuni film utili a esprimere la loro concezione di cinema. Della pellicola Medea di Pier Paolo Pasolini, di cui è stata proiettata una sequenza, Anderson ha detto: “È molto interessante vedere che, diversamente da tanti altri adattamenti di classici, è stato girato fuori dagli studi cinematografici e ha un che di documentaristico anche nella scelta delle location. Io non ho mai visto il film, solo questa clip, ma posso dire che in effetti il ritmo è davvero ipnotico”.

Altro regista italiano esaminato, Michelangelo Antonioni con il film La notte, del quale la scrittrice ha detto: “Questo film è letteralmente pieno di scene bellissime, è stato un puro caso che abbia fatto la stessa scelta di Paolo Sorrentino. La notte in questo film lo tramuta in un vero noir, con le sue ombre e le sue presenze. È un film ossessionante, forse il migliore sulla solitudine mai girato ed è incredibile questo momento in cui Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau escono alla luce, all’alba: perché fuori è giorno, ma loro sono ancora la notte, il buio. Sembrano un quadro di Piero della Francesca”. Poi è stata la volta de La signora di tutti di Max Ophuls, scelto dalla scrittrice ma molto apprezzato anche da Anderson: “Qui ci sono i lunghi piani sequenza e gli eleganti movimenti di macchina di Ophuls, ma sono molto più veloci di quel che lui fa solitamente: è come se nel film Ophuls incontrasse Howard Hawkes. È davvero moderno”.

Donna Tartt e Wes Anderson red carpet Festa del Cinema di Roma
Donna Tartt e Wes Anderson

I due ospiti hanno poi speso parole di apprezzamento anche per La grande bellezza del regista Paolo Sorrentino: “È un film che trascina, che conquista, ha praticamente tutto quel che ti puoi augurare: ha personaggi profondi e complicati, è divertente, ha un lato spirituale. È speciale, opulento, è splendido in tutto e per tutto. Ha una base realista, ma tende all’iperrealismo: per noi americani cresciuti con Hollywood va benissimo”, queste le parole di Donna Tartt. Anderson ha invece dichiarato: “Amo molto questo film, che per me è collegato alla ‘Dolce vita’, e Toni Servillo ha un volto meraviglioso. Quando siamo usciti dal cinema ho pensato fosse un vero capolavoro. Non so come mai abbia avuto più successo all’estero che non in Italia, succede lo stesso anche coi bei film di Luca Guadagnino”. Infine, i due artisti si sono espressi su un altro capolavoro del cinema italiano, L’oro di Napoli di Vittorio de Sica, del quale Anderson ha detto: “Da un paio di anni a questa parte, da quando l’ho visto la prima volta, è per me una sorta di missione far conoscere il più possibile questo film. Per me è un capolavoro, al pari di altri celebrati film di De Sica. Mi piace la forma omnibus, l’insieme di tante storie come in un libro di racconti, che De Sica racconta utilizzando toni completamente diversi, e Totò è uno straordinario Buster Keaton italiano”.

Vista la presenza di una scrittrice, non poteva mancare in conclusione una riflessione sul rapporto tra il cinema e la letteratura, fatto di continue contaminazioni secondo Anderson: “Non sarei sorpreso se il 60% dei film che si producono oggi si rivelassero adattamenti di un libro. Per Grand Budapest Hotel abbiamo rubato un po’ di cose a Stephen Zweig, abbiamo preso quel che volevamo, inventando però tutto il resto. È questo il modo in cui amo lavorare: non voglio adattare in maniera tradizionale, voglio prendere qualcosa e poi costruirci intorno il mio film. Anche perché se ti cimenti in un adattamento tradizionale, alla fine si dice sempre che il libro è meglio del film, quindi…”. Rapporto privilegiato confermato anche dalla scrittrice secondo la quale le contaminazioni tra le due arti sono fondamentali ma non bisogna mai trascurare l’innovazione e l’originalità: “È bello quando il film diventa qualcosa di diverso rispetto al libro”.

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