Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi amici, innamorati della stessa donna, Vittoria Puccini… le reminiscenze mucciniane – se le avete avute – si fermano qui. In La vita facile, Lucio Pellegrini va oltre la storia di amore e tradimento che si può indovinare nella trama e fa dei due protagonisti, Mario e Luca, due facce apparenti dell’Italia.



Mario (Favino), medico tangentista in una clinica privata di Roma, pronto a seppellire ogni scrupolo per una “vita facile” da dividere con la moglie, Luca (Accorsi) – altra faccia della medaglia – medico in Africa, anche se, si scopre poi, per senso di colpa. Sarà proprio nel suo villaggio del Kenia che Favino si rifugerà, in fuga dalle inchieste, con il suo carico di meschinità, fingendo di voler cercare “un senso” alla sua vita. E qui lo seguirà la moglie, pronta a tradirlo ancora con Luca. Pellegrini ci racconta, con apparente mano leggera, che l’Italia migliore forse semplicemente non c’è. Che non ci si può fidare di nessuno: mogli, amici, complici. Il film scivola via, con le risate amare provocate dal tangentista Favino, “romano” in trasferta perennemente fuori luogo. E con un paio di colpi di scena ben assestati nel finale. E resta l’interrogativo: che prezzo ha “la vita facile”?



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