Reduce da due esilaranti spettacoli, “E se il sesso si è depresso” e “M’accompagno da me”, l’ex concorrente della prima edizione di Amici Gabriele Carbotti, nell’intervista esclusiva a Gente Vip, ci parla dei suoi prossimi progetti e le sue aspirazioni, parola d’ordine: non mollare mai i propri sogni!

Una bella chiacchierata con Gabriele Carbotti, conosciuto al grande pubblico per la sua partecipazione, come cantante, alla prima edizione di Amici,  (quando ancora si chiamava Saranno Famosi, ndr), ma forse ancora in pochi sanno che oggi è uno fra i giovani attori e registi teatrali più apprezzati e seguiti nel Lazio e non solo.

Gabriele Carbotti intervista esclusiva a Gente Vip
Gabriele Carbotti intervista esclusiva a Gente Vip

Un mese di fuoco quello appena trascorso, che ti ha visto dietro le quinte di un’esilarante commedia sulla vita di coppia. Un argomento “vecchio” ma che non passa mai di moda e che anzi prevede sempre tanto divertimento! Secondo te perché il pubblico ha costantemente bisogno di vedere traslato sul grande e piccolo schermo, così come a teatro, tutte le proprie diatribe sentimentali e sessuali? Cosa speri abbia lasciato “…E se il sesso  si è depresso?”

Gabriele Carbotti
Gabriele Carbotti intervista

Un mese bello, intenso e pieno di soddisfazioni, sì… e questo grazie soprattutto al pubblico che ha risposto presente in massa. “…E se il sesso si è depresso” è un monologo che l’autrice e interprete Luciana Frazzetto ha scritto in un tornado di autoironia e sarcasmo su un argomento non di certo inedito, ma sempre interessante. Il teatro è uno specchio, di noi, delle nostre ansie, gioie, frustrazioni e abitudini, non per caso gli argomenti più frequenti sono la famiglia, l’amore, i drammi sociali e, naturalmente, il sesso, componente fondamentale delle vite di tutti. Nel caso di questo monologo, che ho diretto con grande divertimento, la forza sta nel mettere in mostra, con schiettezza, le dinamiche dei rapporti a due, quando non si è più giovanissimi e nello scambio continuo tra Luciana e gli spettatori, in una vera e propria classe di educazione sentimentale. Spero che chi ha visto lo spettacolo abbia sentito la voglia di vivere con meno ansie la propria sessualità, prendendosi anche un po’ in giro.

 Hai appena terminato anche M’accompagno da me, con un tutto esaurito ogni sera. Com’è stato lavorare accanto a Michele La Ginestra? 

Michele è un portento di energia e amore per il suo mestiere. Riesce a trasmettere molto, sia al pubblico che a chi sta sul palco con lui. Questo one man show in cui io e altri 3 cantanti eseguivamo delle canzoni originali e divertenti di Andrea Perrozzi, è stato un successo per questo. Perché è sincero e spassoso, da vecchia scuola, di cui Michele è tra gli eredi. Non era la prima volta che mi trovavo a lavorare con lui sullo stesso palco, in più mi ha diretto in due commedie, quindi posso dire di aver sempre tenuto le antenne alzate per recepire il più possibile della sua esperienza e soprattutto del suo talento. Quando è stato il mio regista ho potuto ancora di più godere dei suoi consigli. Un regista che è anche attore sa come parlare al cast e come tirare fuori il meglio da ognuno.

Quando nasce la tua passione per la scrittura e la regia e quando hai deciso di farne un mestiere?

Roba antica. Il primo testo l’ho scritto a 14 anni. Si chiama “Paranoie” e parla del mio mondo di allora. La scuola, i compiti e il confronto giornaliero con i compagni. E’ un corto che conservo e rileggo con nostalgia. La scrittura è una passione che ho da sempre e mi ha portato ad avere voglia di veder rappresentate le mie idee a modo mio, dirigendole. Se dovessi dare una risposta al “Quando hai deciso” ti direi che non ho mai avuto dubbi sul provare a farne un mestiere.

Come hai mosso i primi passi come attore e regista?

Da attore grazie al Liceo. C’era un corso di teatro pomeridiano al quale partecipai. Debuttai su un palcoscenico a 13 anni e l’anno successivo mi ritrovai, senza capire come, a recitare al Teatro Quirino di Roma. Uno dei più importanti. Capii che non ne potevo fare a meno. Non mi sono mai fermato, nonostante delusioni, difficoltà e paure. Come regista è iniziata mettendo in scena un mia commedia nel 2005, ormai 11 anni fa. Creammo con altri ragazzi una compagnia teatrale e ci impegnammo con tutte le nostre forze. Bel ricordo.

Su quali progetti stai lavorando? 

Sarò in scena al Teatro 7 di Roma in una commedia scritta e diretta da Sergio Zecca sulle paranoie degli attori. Interpreterò un incubo ricorrente del protagonista, lo stesso Sergio. Uno spettacolo folle e surreale. Ad aprile sarò aiuto regia di Gianluca Ferrato in una commedia inedita al Teatro Dè Servi. Poi chissà…

Quale direzione speri prenderà la tua carriera? 

Domanda da più di un milione di euro. Posso solo rispondere che l’impegno e l’amore per quello che si fa credo che porti i frutti che si spera di cogliere. Per questo con tre miei amici/colleghi abbiamo creato una nuova realtà teatrale che si chiama #mainagioia spettacoli. Ci proponiamo di mettere in scena drammaturgia inedita e contemporanea. Il primo lavoro già rappresentato è “La scala” testo che il grande Giuseppe Manfridi ha scritto appositamente per noi. Il prossimo anno lo riprenderemo e non solo a Roma.

Hai ormai alle spalle più di dieci anni di esperienza, qual è stata quella che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

Ma ce ne sono state tante. Tante davvero. Per non fare figli e figliastri allora ti rispondo così: Era il 1997, per la prima volta nella mia vita ero dietro una quinta e stavo per entrare in scena. Pensai “Ma chi me lo fa fare. Prima e ultima volta”. Poi entrai in scena. E non ne seppi più fare a meno.

 Quali sono, a tuo avviso, le opportunità e i canali per fare l’attore in Italia? È un mestiere possibile, oggi?

E’ un mestiere difficile, complicato, dove tutto parte da un talento di base. Poi ci vuole la scuola, tanto studio, la curiosità,  la voglia di battersi. C’è tanto fermento, nonostante i tempi non lo consentirebbero. Quindi consiglio di buttarsi, di salire su più palcoscenici possibile, di fare tanta “palestra”.

 Cosa ne pensi delle nuove modalità espressive offerte dalla rete, come le web series?

Penso che ci siano delle produzioni web di incredibile fattura, ben girate, ben recitate. Internet è parte integrante delle nostre vite e quindi è giusto che offra qualsiasi intrattenimento, dagli acquisti on-line, ai film in streaming, legale ovviamente. Basta che tutta questa comodità casalinga non allontani la gente dai cinema e dagli spettacoli dal vivo, perché scusatemi, ma non c’è paragone.

Dove vedi il tuo futuro, in Italia o ti piacerebbe emigrare all’estero?

Assolutamente in Italia. Ma sono un buon viaggiatore. Amo vedere altri paesi. Capita però che, quando sto troppo lontano da Roma, mi manchi così tanto che vorrei ributtarmi nel traffico o nella metro che non funziona. Come quelle personalità seducenti quando ci stai le odi, appena ti allontani, ti manca il fiato.

Hai partecipato ad Amici quando ancora si chiamava “Saranno Famosi” e si dava grande spazio anche alla recitazione. Cosa pensi dell’evoluzione che ha subito il programma? Credi che la recitazione sia sottovalutata nei talent?

Uno show televisivo importante come “Amici” ha bisogno di spettacolarizzazione. La musica, il canto e la danza sono arti di impatto più immediato. Infatti ci sono talent incentrati sul canto, altri sulla danza, ma non ce ne sono per la recitazione. Per godere di una buona interpretazione attoriale ci vuole un contesto diverso, probabilmente. C’erano anche presentatori e musicisti, anche quelle categorie meno “spettacolari” e “televisive”. Credo che un programma che va avanti da 15 anni sia qualcosa di vincente. Maria De Filippi è maestra assoluta di televisione. Sa sempre cosa vuole il pubblico e sa come darglielo.

Cosa ricordi con maggior piacere della tua esperienza televisiva? Hai mantenuto dei contatti con i tuoi ex compagni?

L’adrenalina. La voglia che c’era di fare bene. E l’affetto che arrivava dall’esterno. E’ stata un’esperienza molto formativa soprattutto a livello umano. Con i miei ex compagni di classe ho contatti non frequentissimi, ma ci fa sempre piacere sentirci o vederci. Alcune volte vengono a trovarmi a teatro, impegni permettendo, e a volte vado io. Ad aprile sarò aiuto regia in una commedia che vede sul palcoscenico Valeria Monetti, una delle mie colleghe di allora.

Consiglieresti a un giovane di iniziare da un talent/reality show?

Perché no. E’ un mezzo che ti mette in maniera immediata sotto gli occhi del pubblico, che è il vero giudice degli artisti. Credo però che sia necessario avere molta forza d’animo, perché non sempre si riesce ad “arrivare” subito nel cuore delle persone. A volte ci vuole un po’ di tempo. Tempo che i talent non sempre permettono.

Pensi che a volte nel corso della tua carriera l’etichetta di “Amici” ti abbia penalizzato nei provini?

Credo proprio di no. Non penso ci sia tutta questa malafede nei confronti del programma e soprattutto delle persone che ne hanno preso parte. Penso sempre che le cose che si ottengono siano frutto della propria professionalità e delle proprie potenzialità. E mi sento fortunato nel poter fare quello che amo e che ho sempre amato, proprio perché mi posso mettere sempre in gioco nel presente, senza dover necessariamente appellarmi al passato, se non per conservarne un bel ricordo.

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